Numero 4 / Estate 2018
Una forza che dà vita

 

Comunità di ricerca, Editoriale

Primopiano / Una forza che dà vita. Dialoghi con Fulvio Manara

F. Amigoni, Fulvio Manara: un profilo / I. Lizzola, Fulvio Manara: una bandiera spostata / W.O. Kohan, La musica dell’amicizia / J.L. Corzo, Un dialogo con Fulvio C. Manara su Freire e Milani / G. Van Oord, Etty Hillesum: parole per un futuro altro / D. Canciani, M.A. Vito, Fulvio Manara lettore di Simone Weil. Il rifiuto della forza e l’esigenza della nonviolenza / G. Vacchelli, Raimon Panikkar e Fulvio Manara: De AmicitiaP. Vitali, La scelta della nonviolenza / C. Rossi, A scuola di filosofia. La comunità di ricerca nell’insegnamento di Fulvio Manara

Esperienze & Studi

M. Muraca, Politica del disgusto e colonialità. Riflessioni per una pedagogia interculturale critica

Il pensiero decoloniale nasce in America Latina negli anni ‘90 come un movimento critico che attraversa le scienze umane e sociali. Il concetto di colonialità, centrale nel pensiero decoloniale, identifica un modello di potere sperimentato per la prima volta con la conquista dell’America e successivamente esteso a livello mondiale. La colonialità è il lato oscuro della modernità, poiché la modernità non avrebbe mai potuto originarsi senza l’organizzazione coloniale. È un fenomeno pervasivo e tuttora operante, perciò si distingue dal colonialismo come relazione di dominazione di un popolo o di una nazione su un altro. Secondo Anibal Quijano (2000) la colonialità si fonda sulla convergenza di due elementi: la classificazione della popolazione mondiale sulla base della razza e un sistema globale di controllo del lavoro, delle sue risorse e dei suoi prodotti intorno al capitale e al mercato mondiale. [Leggi tutto]

 

A. Vigilante, Politica del desiderio. Aldo Capitini e Murray Bookchin

A giustificare una lettura parallela e dialogica di Capitini e Bookchin è il tema comune, benché sviluppato in forme diverse, di un potere distribuito, che trascende le forme della democrazia rappresentativa per realizzarsi a livello municipale come controllo e gestione effettivi da parte di tutta la comunità del governo della città. È la convergenza, in alcuni punti realmente singolare, di due pensatori i cui percorsi esistenziali sono diversissimi. [Leggi tutto]


Centro di Documentazione Paulo Freire di Padova, Pratiche di costruzione condivisa del sapere nel Centro Freire di Padova. Un esercizio autoetnografico

Questo articolo è stato elaborato collettivamente in occasione della partecipazione del Centro di Documentazione Paulo Freire di Padova al convegno internazionale “Connessioni decoloniali. Pratiche che ricreano convivenza”, che si è tenuto all’Università di Verona (Italia), nel maggio 2016. Il testo è frutto di un processo di costruzione condivisa del sapere, basato su un esercizio autoetnografico, che si è compiuto nel corso di cinque mesi.

Nella prima parte, ripercorreremo il percorso politico-formativo del Centro Freire di Padova ed espliciteremo la metodologia che ci ha guidati nell’elaborazione dell’articolo. In seguito, entreremo nel merito di alcune parole centrali nella prospettiva dell’educazione popolare freiriana – domanda, conflitto, coscientizzazione, prassi – allo scopo di offrire una lettura critica della nostra esperienza autoformativa all’interno del Centro. [Leggi tutto]


C. Gueli, R. Hess, Per una analisi istituzionale della Chiesa. Intervista con Remi Hess

Carla Gueli: In questo momento è balzato alle cronache lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. Il Papa chiama il popolo della Chiesa a sostenerlo contro la burocrazia. Pierre Vignon, un prete di Vercors, lancia una petizione chiedendo a Monsignor Barbarin, arcivescovo di Lione (il cosiddetto primat des Gaules, in quanto prima autorità sugli altri vescovi di Francia) per chiedergli le dimissioni dopo aver coperto un prete pedofilo e avergli dato una promozione sapendo perfettamente che aveva abusato di settanta scout. Sull’“Union”, questa mattina, ho letto anche che Monsignor Barbarin avrebbe pronunciato questa frase pubblicamente: “Grazie a Dio, i fatti sono andati in prescrizione!” cosa che avrebbe impedito alla giustizia francese di occuparsi di questo caso. Ma adesso che la giustizia è tornata a occuparsi della questione, Barbarin ha sospeso il processo canonico, impedendo così che i fatti prescritti per la Giustizia francese siano giudicati dalla Giustizia della Chiesa. Ieri, la petizione di Pierre Vignon aveva raccolto diecimila firme, ma oggi, nel momento in cui tu l’hai firmata, verso mezzogiorno, ce n’erano già cinquantotto mila. Ieri hai seguito per due ore i dibattiti televisivi, sul canale LCI, riguardanti la pedofilia nella chiesa. Sei particolarmente interessato alla questione. Leggi le pagine di “Le Monde” sull’indagine che riguarda le attività di dissimulazione delle pratiche pedofile da parte della Chiesa in Cile e in numerosi paesi. Vorrei parlare con te della tua implicazione in questa situazione di “analisi istituzionale generalizzata”, per riprendere un termine utilizzato da Lourau cinquant’anni fa. All’epoca Lourau aveva pubblicato Les Analyseurs de l’Eglise (Gli Analizzatori della Chiesa), analisi in ambiente cristiano, che era una raccolta degli interventi fatti da lui e G. Lapassade nelle parrocchie in cui il vento della contestazione era premonitore del movimento del Maggio 1968. Era il periodo che seguiva direttamente il concilio Vaticano II che era terminato nel 1964 o sbaglio? Vuoi spiegarmi rispetto a quali aspetti ti senti coinvolto in questa situazione? [Leggi tutto]


R. Palma, Educazione come accompagnamento

La relazione con i bambini, fin dal loro arrivo nella nostra vita, da qualche tempo è alla ricerca di un equilibrio molto instabile tra gli obiettivi dell’educazione e la necessità di non rompere il rapporto di fiducia, che poggia le sue fondamenta sulla nostra rinuncia di sentirci superiori a loro.

Spesso la asimmetria, ovvia, di competenze, si trasforma in una asimmetria di potere, mettendo i nostri nuovi compagni di viaggio nella posizione di minori.

All’inizio i bambini si fidano di noi.

Poi progressivamente cambiano idea, e la cambiano per l’esperienza che accumulano giorno dopo giorno.

Noi abbiamo la pretesa che loro siano come li vogliamo, che condividano le nostre idee e le nostre abitudini. Per ottenere questo risultato siamo disponibili ad assumere comportamenti che alcuni di noi non condividono in teoria, ma che si vedono costretti ad accettare per le pressioni e le aspettative sociali: gli educatori sono sotto la lente molto severa dei loro colleghi e temono di essere giudicati inadeguati, incapaci o inefficaci. [Leggi tutto]

Blog

P. Vittoria, La democrazia è un porto sempre più lontano

Sono stato un migrante anche io. Ho lasciato dieci anni fa l’Italia, un paese in cui non avevo speranze di futuro lavorativo, e sono andato in Brasile. A Rio de Janeiro prima ho vinto una borsa di ricerca poi ho passato un concorso come docente universitario. Dopo dieci anni sono rientrato in Italia. Dalla mia esperienza (come migrante certamente privilegiato) posso dire che nessuno ha il diritto di dire dove e come debba essere il futuro degli altri popoli.  [Leggi]

 


P. Fasce, Luca Mazzara, Riflessioni sulla prova preselettiva del concorso a Preside

Il giorno lunedì 23 luglio 2018 alle ore 10,00 si è svolta la prova preselettiva del Concorso per Dirigenti Scolastici. 34.580 gli iscritti, 24.447 donne e 10.103 uomini dislocati in 1984 aule. Complice la data estiva che ha scoraggiato chi si era iscritto “cautelativamente” (occorreva un versamento di soli 10 euro e la scadenza era stata fissata nel dicembre 2017), i partecipanti sono scesi a 24.082 (gli assenti, quindi sono stati poco più del 30%) per gli 8.700 posti utili per la partecipazione al concorso vero e proprio. È quindi passato alla successiva selezione il 36,276% dei partecipanti effettivi (un po’ più di uno su tre, considerati i 36 aggiunti perché parimerito con il concorsista posizionato in 8.700ma posizione). Il rapporto rispetto ai semplici iscritti era del 25,16% (poco più di uno su quattro), quindi il giorno della prova, per le assenze, la probabilità di superare lo sbarramento è passata da uno su quattro a uno su tre. [Leggi tutto]


C. Peirone, Esperienze di mediazione nell’educazione degli adulti all’Università della Terza Età (UNITRE)

Mi fa piacere riflettere, in questa sede, sulla mia esperienza di docente all’Unitre in un corso di Storia del teatro, non solo per mettere a fuoco l’esperienza in sé di educazione degli adulti (che vivo proficuamente da insegnante pensionata, al termine della mia carriera nelle scuole secondarie superiori), ma anche perché sono convinta che molti aspetti positivi di questa mia pratica didattica possano costituire utili spunti di riflessione anche per chi svolge le normali attività di insegnamento ai giovani. [Leggi tutto]


S. Marzullo, Ribaltamente. Laboratori di formazione interculturale

RibaltaMente è un’associazione che nasce nel 2015 dall’idea di due antropologi, Giulia Cerri e Gianmarco Grugnetti, che si conoscono durante il periodo degli studi universitari alla Bicocca di Milano al corso di scienze antropologiche ed etnologiche, e proprio da quelle aule cominciano a riflettere sulle possibilità e le modalità per trasferire il sapere acquisito fuori dall’Accademia.

Un tipo di sapere, quello antropologico, che rifiuta ogni definizione statica, ogni immobilità forzata, ogni gabbia e confinamento, e che quindi chiede di “invadere” gli spazi, di aprire varchi in luoghi e ambienti tradizionalmente chiusi, di creare crepe in oggetti mentali che siamo abituati a considerare infrangibili. Consideriamo infatti l’antropologia come uno strumento con il quale viaggiare più che un percorso già compiuto, un mezzo che ci spinga ad interrogarci su alcuni concetti che per consuetudine tendiamo a considerare come “dati”, “naturali”, dunque rigidi ed immutabili; infine, essa può divenire un potente mezzo di decolonizzazione delle istituzioni, allenare la società tutta ad un tipo di mentalità che sappia affacciarsi sul “possibile”, sull’interpretazione e la relativizzazione, anziché al ripiegamento su un pensiero binario. [Leggi tutto]


A. Vigilante, La scuola e la città

Chi si trovi ad insegnare con qualche sguardo critico o esigenza libertaria resta sconcertato dalla tutt’altro che infrequente presenza di sbarre o grate alle finestre delle aule scolastiche. Se si protesta, si ottengono risposte piene di buon senso. Non sono per recludere, le grate, ma per difendere: qualcuno prima o poi potrebbe lanciare una pietra o saltare in una di quelle finestre. In realtà le grate hanno una loro utilità, dimostrano fisicamente la condizione di reclusione e di detenzione in cui si trovano gli studenti ad opera principalmente di sbarre burocratiche: quelle che fanno sì che uno studente non possa uscire, anche solo di pochi passi, senza un bel po’ di autorizzazioni, quand’anche fosse accompagnato dal suo insegnante (e spesso anche quando è maggiorenne). Ed è anche peggio per chi viene da fuori. La scuola è un ambiente chiuso, protetto, difeso dall’esterno. Ed è il luogo che ha la pretesa di preparare gli studenti a vivere in quel mondo da cui è così rigidamente separato. [Leggi tutto]


P. Fasce, Portare il gioco a scuola, non la gamification

Ma quale relazione c’è tra gamification e gioco? Cosa può essere utile al mondo della scuola che venga dettato da autentiche esperienze ludiche? È un campo assai aperto, e molto ben esplorato, specie nella ricerca della didattica della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, dove i tempi scolastici sono estesi, elastici, configurabili. È un campo assai precluso al mondo della scuola secondaria, dove i tempi sono stretti entro un’organizzazione che limita fortemente le possibilità, dettandone implicitamente le regole al netto di un’autonomia che si scontra costantemente col reale. [Leggi]


M. Tappa, Tra le righe. Rubrica di letteratura dell’infanzia

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