Numero 3 / Inverno 2018
Scampia e la pedagogia del fragile

Disegno di Cristina Chiappinelli

 

Comunità di ricerca, Editoriale

 

PRIMOPIANO / SCAMPIA E LA PEDAGOGIA DEL FRAGILE

P. Vittoria, D. Cerullo, La pedagogia del fragile. Scampia, specchio delle periferie del mondo

Un viaggio di Paolo Vittoria e Davide Cerullo nella Scampia che resiste con la guida di Mirella La Magna, educatrice nelle periferie napoletane fin dagli anni Sessanta e co-fondatrice del centro Gridas (Gruppo di Risveglio dal Sonno), promotore tra l’altro del carnevale di quartiere di Scampia.

 

ESPERIENZE & STUDI

A. Vigilante, Un ponte etico tra le culture. L’homaranismo di Lejzer Zamenhof

Conosciuto come iniziatore dell’esperanto, la lingua artificiale internazionale più diffusa, Ludwik Lejzer Zamenhof (1859-1917) ha dedicato tutta la sua vita alla comprensione tra i popoli e le culture. Oltre all’esperanto, una parte importante di questo impegno è il suo lavoro per una religione ed etica universale a carattere razionale, chiamata hilelismo e poi homaranismo, che nelle sue intenzioni doveva assolvere nel campo religioso la stessa funzione che l’esperanto intende assolvere in campo linguistico: favorire l’intesa tra i popoli senza sostituirsi alle singole tradizioni religiose, ma affiancandosi ad esse.

 

“Homaranismo” di Lejzer Zamenhof

 

S. Frontino, L’importante è essere umani. L’amore pedagogico in Janusz Korczak

Medico, scrittore polacco, di origini ebraiche, Korczak si convertì alla via pedagogica e decise di dedicare la sua vita al ben-essere della culla dell’umanità, l’infanzia. Fondò la Casa degli Orfani (1913) dove attuò do una pedagogia del tutto innovativa, fatta di cura autentica, nella quale al centro vi è il bambino, la sua persona, la sua autonomia, il riconoscimento e la garanzia dei suoi diritti. E proprio da quello stesso istituto, un microcosmo di vita e pedagogia pulsanti, rinchiuso tra le mura del ghetto di Varsavia, partirà il corteo di bambini, con in prima fila lo stesso Korczak, verso i treni che condurranno loro alla morte.

 

I. Iorio, M. Lamagna, C. Riccardo, A. Zaccaro, S. Parrello, Il progetto Matrioske. Un’esperienza di genitorialità comunitaria

L’Associazione Maestri di Strada Onlus (MdS), impegnata in progetti educativi volti a contrastare il disagio scolastico e sociale, nell’a.s. 2015-16 ha dato avvio al Progetto Matrioske, rivolto a madri della periferia Est di Napoli, con l’obiettivo di costruire spazi territoriali di sostegno alla genitorialità consapevole, spazi di ascolto e partecipazione in cui promuovere una funzione materna autenticamente creativa ed aperta alla comunità.

 

C. Secci, Cinema, educazione e memoria storica

Il cinema racconta la Storia (si usa questo termine nel suo senso più ampio, che abbraccia tutto ciò che “accade”, socialmente e individualmente) a molti livelli: un livello “superficiale” può essere quello di raccontare fatti di cui lo spettatore non era a conoscenza, assolvendo a una funzione informativa/formativa essenziale; un livello più profondo è quello di formare, assolvendo al compito di tenere viva una certa memoria storica, consentendo allo spettatore di appassionarsi a personaggi – attraverso dei meccanismi identificativi – e vicende storiche che altrimenti rimarrebbero mute e indifferenti alla coscienza dello stesso, come cose che si sanno approssimativamente, ma che non si vivono e sono senza un vero richiamo per la persona.

Un fotogramma di “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio

 

F. Gambassi, Circoli ermeneutici. Ripensare l’insegnamento della letteratura nella scuola secondaria

Dobbiamo permettere agli studenti di sperimentare forme di dialogo reale e di pensiero autonomo, e i circoli ermeneutici sono lo strumento adatto per poterlo fare. Il circolo ermeneutico mette, non solo metaforicamente, il testo al centro della comunità interpretante, nella posizione che nel nostro passato evolutivo fu del fuoco; come un fuoco, che rassicura o inquieta, il testo si riflette su ciascuno in modo diverso: la fiamma che si leva può accendere grandi dispute o spegnersi in breve tempo, può essere usata per scaldarsi, per sentirsi parte di un gruppo, può essere semplicemente contemplata.

 

BLOG

P. Fasce, Considerazioni sull’Appello per la Scuola Pubblica

Emerge dal web (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica/), sostenuto da firme prestigiose, un appello che ho letto con attenzione e che, ad una lettura superficiale, trovo “coinvolgente” e persino a tratti attraente, ma che ad una lettura attenta ho trovato deludente e inattuale.
Nei limiti delle mie competenze, fornisco una lettura critica del documento. Tale lettura, che ha lo scopo di informare da un lato, ma anche di contribuire a quel dibattito richiesto dai promulgatori del medesimo, non ha alcuna pretesa di assolutezza. Tutto è opinabile, ed in particolare lo sono le mie tesi, ma vorrei comunque tradurre gli enunciati dell’appello entro quell’orizzonte che oggi viene chiamato “fact checking” e che io chiamo “metodo scientifico”.

 

R. Gorini, Alla scoperta del Debate

Questo è il resoconto di un esperimento didattico: l’introduzione della metodologia del Debate nel curricolo di una scuola secondaria superiore Lo si chiama Debate perché proviene dal mondo scolastico anglosassone ma certamente anche per concessione alla dominante anglofilia linguistica; meglio sarebbe semplicemente parlare di “dibattito” o addirittura, per motivi che vedremo, disputatio. Tuttavia ‒ come si comprenderà leggendo ‒ è stato anche e soprattutto la scoperta di una straordinaria possibilità formativa che può consentire la riformulazione del curricolo di Lingua e letteratura italiana del biennio della scuola secondaria superiore, per renderlo più efficace, più interessante ma soprattutto affrancato dalla noiosa e dispotica banalità della lezione tradizionale, purtroppo ancora imperante nella scuola italiana.

 

C. Melli, Star bene a scuola

Montale nelle sue poesie riconosce la condizione di aridità dell’esistenza in cui l’uomo è imbrigliato, ma non perde mai quella speranza di trovare “l’anello che non tiene”, il “varco” che apre una prospettiva nuova e da cui è possibile intravedere una verità inaspettata e più vicina al cuore misterioso delle cose. L’occasione per abbandonare per un attimo l’inevitabile catena di eventi nella poesia montaliana è un vero e proprio miracolo laico, un’opportunità improvvisa e inaspettata che sgancia l’uomo dall’inevitabile. Parlare di benessere a scuola è proprio uno di quei miracoli: è l’odore dei limoni che interrompe per un istante l’abitudine al lamento, allo scoramento, alla noia, alla rabbia, al pessimismo e apre prospettive verso sentieri poco battuti. Sentieri dove non c’è una sola alternativa ma ce ne sono molte, dove l’unica preoccupazione di chi cammina deve essere quella di guardare il panorama che più piace, godere del colore degli alberi e dei fiori che più ama e dove chi cammina è animato dal desiderio di condividere con i compagni di viaggio le meraviglie che lo rendono felice.

 

R. Palma, L’educazione gentile

Mi piace immaginare che tutti gli insegnanti abbiano a cuore il benessere dei loro allievi e che, da sempre, facciano di tutto per non peggiorare la relazione che i ragazzi hanno con sé stessi quando li incontrano a scuola.

Lo stesso dovrebbe valere per gli insegnanti: sono infatti loro a decidere di entrare nel ruolo di educatori, e di conseguenza i ragazzi non possono fare altro che recitare quello di studenti.

La ricerca che propongo dovrebbe essere, concettualmente, molto semplice: ma quando si tenta di metterla in pratica, incontra tante resistenze.

Si fonda sui principi di una democrazia affettiva e prevede di escludere tutte le forme di scortesia, piccole o grandi, dalla relazione educativa.

 

G. Falcicchio, Per educare alla felicità

Educare alla felicità esce nel 2016 per i tipi della casa editrice la meridiana di Molfetta. Luogo storico di coltivazione della nonviolenza, secondo l’ispirazione di don Tonino Bello raccolta da Guglielmo Minervini, la casa pubblica da 30 anni libri uniti dalla comune ispirazione di modificare le pratiche educative, sociali, politiche di routinaria apatia per trasformarle in pratiche generative di umanità, comunità, condivisione. Nell’ambito di questa ispirazione che prende forma in molti modi, vengono avviati percorsi formativi che vedono gli autori ogni anno più attivi nell’incontrare insegnanti, educatrici ed educatori, dirigenti scolastici/che e chiunque voglia darsi opportunità formative diverse dal mainstream.

 

M. Tappa, Varcare il confine della comprensione

Si intitola Famiglie e altri scompigli ed è stato scritto da Manuela Salvi e illustrato da Tuono Pettinato l’ultimo nato tra i gioiellini di Collilunghi, la collana di narrativa della piccola e preziosa casa editrice fiorentina Librì Progetti Educativi. Il tema è attualissimo: la storia cerca di fornire delle chiavi per rispondere alla domanda su cosa sia una famiglia normale. Esiste? E che caratteristiche ha? Tratta temi importanti, densi, ostici, a volte scomodi, dalla perdita di una persona cara al terrorismo, questa collana di Librì, con una leggerezza e una grazia attente e scrupolose, amorevoli e accoglienti. Quella “leggerezza” che, per dirla con Calvino, “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” (Lezioni americane): non avere macigni sul cuore significa poter condividere qualsiasi argomento e messaggio con trasparenza. Significa poter far sentire al bambino che non esiste nulla di sbagliato e brutto in ciò che prova, dargli chiavi e incoraggiamento per conoscere e attraversare le sue emozioni e crescere più consapevole, più forte.

 

M. Tappa, Roby che sa volare

Torna in libreria con una nuova copertina ma soprattutto con il testo rivisto, riscritto, modificato in molte parti, il delicato spiraglio sul mondo dell’iperattività che prende il nome di Roby che sa volare, scritto da Gabriele Clima, illustrato da Cristiana Cerretti e pubblicato da CoccoleBooks.
Come ben spiega la postfazione di Filippo Mittino, “è chiaro che ci sono livelli di gravità differente, che sussistono anche cause neurobiologiche che predispongono i bambini a determinate reazioni, ma è come se il denominatore comune fosse una compromissione della capacità di gestire il mondo emotivo: quando le emozioni sono troppo forti, sia in senso positivo (felicità) che negativo (rabbia), spaventano e generano comportamenti inattesi. Ciascuno di noi ha maturato la capacità di gestire le proprie emozioni grazie all’ambiente familiare, scolastico e a tutti gli altri presidi educativi che ha frequentato”.

 

M. Tappa, Le stelle dentro la polvere

Riesce a lasciare senza fiato La prima cosa fu l’odore del ferro scritto e illustrato da Sonia MariaLuce Possentini, pubblicato da Rrose Sélavy Editore ed è, decisamente, uno di quei testi che dovrebbero arrivare diretti nei banchi di scuola ed essere letti, assaporati, ascoltati in silenzio, per coglierne tutte le sfumature e tutta la potente bellezza, quella che nasce dal sudore, dalla fatica, dal coraggio, dalla determinazione. Il Premio Andersen 2017 come migliore illustratrice racconta una sua esperienza. Uno stralcio di vita. Tre anni in fonderia. In un testo asciutto, affilato come un bisturi, denso e pastoso come la polvere che si accumula nei vetri delle fabbriche la Possentini racconta. Racconta e si mette a nudo, con la generosità che sempre sorprende ed emoziona anche chi ha il privilegio di ascoltarla dal vivo, le giornate passate “accartocciata e sottile senza far rumore

 

M. Mundi, Ma Ferdinando no

Considerato in passato un simbolo politico, un libro che inneggiava al pacifismo mentre il mondo precipitava nella guerra, censurato per quasi quarant’anni in Spagna dal dittatore Franco e messo al rogo nella Germania nazista, La storia del toro Ferdinando è un albo che tutti dovrebbero leggere e mandare a memoria, come una preghiera del mattino.

Scritto da Munro Leaf, celebre autore americano per ragazzi, illustrato a china nera da Robert Lawson, l’unico, fino ad oggi, ad aver vinto le medaglie Newbery e Candecott, i due più prestigiosi premi americani nell’ambito della letteratura per l’infanzia, questo albo uscito nel 1936 per la Viking press è tornato nelle librerie italiane lo scorso ottobre nell’edizione Fabbri editore, con la traduzione di Beatrice Masini.

 

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