Rubrica sulla relazione educativa a cura di Renato Palma

 

Educare e non confliggere

L’idea che lo studio, il trasferimento dell’esperienza, delle conoscenze da adulti a bambini, e il modo in cui tutto questo viene offerto alle nuove generazioni sia il miglior sistema per declinare l’affetto, il trattare e trattarsi bene, ha fatto sempre parte della nostra ricerca.
Siamo convinti che la cultura, se non prevede di ricorrere al conflitto per imporre la propria visione della vita, sia la vera alternativa al conflitto.
Ci siamo spinti un po’ più in là quando abbiamo affermato che non esiste una dose minima di maltrattamento (anticamera del conflitto e, pertanto, esso stesso conflitto) accettabile e giustificabile nella relazione tra adulti e bambini.
Sosteniamo che lo stare insieme, e imparare a stare insieme, e anche solo imparare insieme, sia più bello e facile se non costa o non produce fatica, conseguenza di un attrito percepito come eccessivo e quindi misura del conflitto. Abbiamo molto lavorato per proporre una definizione di fatica, intesa come una sensazione sgradevole, che verrebbe voglia di evitare, se ci venisse consentito. [Leggi tutto]

Creonte mai

Ad Atene, 442 anni prima dell’era cristiana, viene messo in scena, per la prima volta, lo scontro tra sentimenti e potere.

Sofocle prova a riflettere sulla difficoltà a far convivere le ragioni del cuore e la sicurezza della città.

Abbiamo sperimentato, con il tempo, che in tutte le relazioni (quelle familiari e quelle scolastiche, persino quelle sulla tutela della salute) il potere giustifica il ricorso alla forza nascondendosi dietro lo stato di necessità, non cercando mai un’alternativa allo scontro, addirittura dimostrando che è sempre della parte debole la responsabilità della scelta dell’uso della forza, così carica di conseguenze negative sulla tenuta sociale, qualunque sia la dose a cui si ricorre. [Leggi tutto]

 

La memoria affettiva

La scuola ha una grande responsabilità ed è bene che se la assuma fino in fondo. Se vuole essere il laboratorio per una società diversa, più pacifica, e non semplicemente la riproduzione di quella che già esiste, deve cominciare a pensarsi e a progettarsi come uno spazio affettivo, nel quale la gentilezza, come tutte le altre regole di convivenza, non viene insegnata, ma praticata.
La maggior parte dei comportamenti sociali si apprendono per imitazione, perché sono comportamenti che fanno parte della sfera dell’affettività e delle emozioni.
Di conseguenza gli apprendimenti legati alle materie di insegnamento, quelle curriculari, non devono mai interferire con la crescita sociale e affettiva.
La scuola, ovviamente, non è un’isola: risente di molte pressioni da parte della società adulta, che tende a conservare la sua distribuzione di ruoli e di potere.
Gli esseri umani sono, storicamente, molto aggressivi, nei confronti di sé stessi, della natura e degli altri: fino ad oggi non abbiamo trovato un rimedio adeguato alla loro aggressività intra specifica, che mette in pericolo la loro sopravvivenza. Anzi.
La scuola, più ancora della famiglia, deve darsi come primo obiettivo la creazione di una cultura e di una pratica che favoriscano la convivenza pacifica tra tutti coloro che la frequentano.
È così difficile ipotizzare, accanto al nome della scuola, la scritta: “Qui si pratica la gentilezza, senza se e senza ma?” [Leggi tutto]

 

Una società che vuole creare la cultura dello stare insieme e non contro sceglie di non sanzionare i bambini

Michela Marzano ha pubblicato un articolo su “Repubblica” del 3 maggio: Dalle note sul registro a Manduria: come si cresce senza i limiti
Se Michela si fosse chiesta: le sanzioni hanno un valore educativo? Avrebbe potuto rispondere, serenamente e con l’accordo di tutti: certamente.
Le sanzioni servono a educare all’interruzione del dialogo, all’intervento della forza unilaterale all’interno della relazione.
Insomma, comanda e punisce chi ha più potere solo perché è più grande. E chi ha paura di usare la comprensione e la pazienza e la fiducia nella capacità dei bambini di scegliere il modo migliore per stare insieme. Ha talmente poca fiducia nella possibilità di risolvere i problemi senza alterare la qualità della relazione, che alla prima occasione ricorre alla forza: non più insieme, ma contro.
Il valore educativo che hanno le sanzioni è fare chiarezza su cosa è la gerarchia.
Potremmo dire che ogni società ordinata dovrebbe rispettare una gerarchia di competenze, che non si impone con la forza, ma si determina in base ai risultati che riesce a produrre: buoni per tutti e sempre insieme.
Sono le società criminali che esigono il rispetto della gerarchia, facendo ricorso alla forza e alla brutalità che tutti devono temere: prevedendo sanzioni molto gravi per chi trasgredisce, alle quali nessuno può sottrarsi.
Mentre la società che vorremmo costruire, specialmente a scuola, è fatta di persone che si conoscono e si frequentano e hanno l’obiettivo condiviso di vivere insieme senza paura. [Leggi tutto]