Pedagogia sociale, scuola e politica

di Alberto Contu, Marina Sacchetto e Oreste Borra per l’Assemblea di Cultura in Movimento In queste ultime settimane si è sviluppato un acceso, documentato e approfondito dibattito sul confronto tra la scuola pubblica e le esperienze alternative (asili nel bosco, scuole parentali e libertarie). Contestualmente si sente parlare nei canali istituzionali di una ipotetica apertura estiva delle scuole per attività educative (ad esempio artistiche, sportive e musicali) e di recupero di apprendimenti, sulla base dei Patti educativi di comunità sostenuta dal Piano Scuola 2021, e promossa in questi giorni dal maestro Lorenzoni, consulente dell’attuale comitato tecnico istituito dal ministro Prof. Bianchi.

Questa congiuntura, che ci ha dato modo di conoscere le voci che stanno contribuendo al discorso educativo con un apporto ricchissimo di conoscenze e di riferimenti bibliografici, storici e filosofici, è stata formativa e ci ha stimolato a riflettere insieme, per sciogliere la sensazione di confusione e i dubbi che nascono nel momento in cui entra in gioco la nostra esperienza personale a livello locale. [Leggi tutto]

Insegnare a trasgredire di bell hooks: un libro per alimentare la passione per la formazione come esperienza trasformativa

di Mariateresa Muraca Teaching to transgress. Education as the practice of freedom è una raccolta di saggi del 1994, uscita in Italia nel 2020 per la collana Culture radicali della Meltemi[1] con la traduzione di Feminoska[2] e i saggi introduttivi di Rahel Sereke[3] e Mackda Ghebremariam Tesfau[4]. L’autrice, bell hooks (all’anagrafe Gloria Watkins), è una docente e scrittrice statunitense afrodiscendente, nata nel 1952 in una famiglia operaia dello Stato segregazionista del Kentucky. Ha insegnato in diverse università, considerando questa pratica di spostamento motivato come una leva per alimentare la sfida, l’interesse e anche il piacere per l’insegnamento. È autrice di numerosi scritti, caratterizzati da stili molteplici e dall’intento dichiarato di rivolgersi a un pubblico vasto: afferma infatti che è inutile qualsiasi teoria che non può essere condivisa in una conversazione quotidiana. È considerata una delle esponenti più significative della pedagogia critica, che ha contribuito a declinare e approfondire in chiave femminista. In Italia erano già usciti altri due suoi libri, Elogio del margine e Tutto sull’amore, entrambi tradotti da Maria Nadotti.  [Leggi tutto]

Dialogo a più voci su Sentire e scrivere la natura di Chiara Zamboni

di Caterina Diotto, Laura Minguzzi, Mariateresa Muraca, Anna Maria Piussi, Chiara Zamboni Laura Minguzzi: il libro di Chiara Zamboni Sentire e scrivere la natura ha attirato il mio sguardo appena entrata in Libreria. Un saggio che si legge come un romanzo filosofico che tocca diversi piani della realtà attraversando e collegando in profondità differenti linguaggi. Gli ambiti trattati sono tanti, uno spaziare ampio e profondo che si radica nel presente e ci sollecita, spingendoci a ripensare un percorso soggettivo, attraverso figure indimenticabili e incancellabili della letteratura, della politica, della filosofia, della scienza e della storia (Ingeborg Bachmann, Meister Eckhart, Anna Maria Ortese, Laura Conti, Maria Zambrano, Maurice Merleau-Ponty e altre), che abbiamo incontrato nel nostro cammino, conosciuto, letto o studiato e alle quali ci siamo ispirate. Laura Conti per esempio nel bel capitolo che le dedica Chiara Zamboni è per noi la madre fondatrice del movimento ecologista, poiché si è posta come figura di connessione fra l’orizzonte simbolico della madre e l’orizzonte simbolico della natura, incarnando il suo sapere scientifico con l’amore per il vivente con tutti i suoi limiti. [Leggi tutto]

La scuola aperta

di Antonio Vigilante Nel dicembre del 2005 ho affrontato la prima crisi professionale della mia vita di docente. Insegnavo allora da sei o sette anni, abbastanza per essere pienamente consapevole delle contraddizioni, delle assurdità, dell’arretratezza pedagogica della scuola italiana. Reagii scrivendo. In pochi giorni buttai giù un libretto che poi pubblicai con il titolo La barchetta di Virginia. Manifesto per una scuola improbabile. Raccontavo la scuola come l’avevo vissuta da studente prima e da docente poi e, nella conclusione, provavo a immaginare – a sognare – una scuola diversa.
Mi è capitato di ripensare a quel libretto in questi giorni, perché mi pare che alcune delle cose che scrivevo allora siano diventate di attualità. Tra i punti della mia proposta di una scuola improbabile (strutture, intellettualità, lavoro, presente, laicità, tutti, relazione) c’era quello del territorio.[Leggi tutto]

Los Ateos de Moscú. Un cuento desde las montañas del Sur-occidente colombiano

Angelo Miramonti | Julián es un hombre de treinta y cuatro años que vive en el Departamento del Cauca, una región del sur-occidente colombiano. Tiene una barba larga, el pelo desgreñado, una voz baja y una sonrisa burlona impresa en la cara. Cuando lo encuentro, lleva cuatro meses de haber iniciado un proyecto en las zonas más remotas y rurales del sur-occidente colombiano: las bibliotecas itinerantes en zonas rurales afectadas por le ocflclto armado. Julián viaja en motocicleta y a pie por las montañas del Cauca, tierras habitadas por varios pueblos indígenas, zonas de guerrillas, paramilitares y narcotráfico. Su proyecto es ser una biblioteca ambulante en aquellas zonas donde no hay bibliotecas, donde las actividades culturales escasean y donde las escuelas sólo tienen libros curriculares y nada más. [Leggi tutto]

Sistemi di regole come ambienti educativi

di Flaminia Brasini |Le emergenze cambiano le regole. Questo è normale e necessario (e personalmente rientro fra le persone che pensano che in questa fase ci sarebbe potuta andare molto peggio). Per superare questa crisi è necessario il rispetto delle regole, da parte di tutti. Le regole, però, soprattutto quelle maturate e imposte in tempi brevi e di crisi, semplificano: per adattarsi a tutte le situazioni in maniera gestibile (semplice) rischiano di essere grezze, approssimative. Alcune delle attuali regole, quindi, possono non convincerci granché. Può avere senso non rispettarle? Non mi pare: non solo perché di regole, in questo momento (e sempre) c’è bisogno e perché noi, vivendo nel nostro mondo, abbiamo implicitamente accettato di condividerle per il bene di tutti, ma anche perché non credo che il modo migliore per uscire da alcune grandi trappole di questo periodo passi per l’opposizione (pro e contro, buoni e cattivi, legalisti e illegali…). [Leggi tutto]

Il corpo malato della modernità. Hind Swaraj nella modernità

di Domenico Fiormonte | Molti commenti pubblicati nelle settimane cruciali della pandemia si sono soffermati sulla crisi della modernità e su come il virus abbia messo e metta in discussione le basi del nostro sistema economico, politico, sociale, formativo, ecc. “Nulla sarà come prima”, abbiamo letto e ascoltato sui media: con toni a volte speranzosi o più spesso minacciosi. Alcuni ricorderanno la perentoria affermazione del sociologo e antropologo Bruno Latour: “la modernità è finita”1. Ovviamente non è la prima volta che la “modernità” contemporanea vacilla per effetto di una presunta collisione fra uomo e forze primigenie. Guardando alla storia recente, il disastro nucleare di Chernobyl fu una delle prime “emergenze sanitarie” globali. [Leggi tutto]