Claudia Secci, Tiziana Tarsia, Paolo Vittoria

In occasione del centenario dalla nascita di Paulo Freire si sono moltiplicate a livello mondiale attività, dibattiti, pubblicazioni che hanno dato opportunità di creare ponti non solo con elementi del pensiero di Paulo Freire, ma anche e soprattutto tra gruppi, movimenti, istituzioni che in diverse aree si impegnano per costruire pratiche educative ispirate dal suo pensiero. Educazione Aperta non poteva mancare all’appuntamento, dedicando il Primopiano all’autore della pedagogia degli oppressi. Piuttosto che farne un ritratto o un’apologia, si è voluto andare alla ricerca di esperienze e ricerche, a volte anche meno conosciute, che fossero in grado di far emergere aspetti concreti della pedagogia di Paulo Freire.

Così, Nicolò Valenzano riflette sulla filosofia della storia in Paulo Freire, sia per declinare l’essenziale storicità degli esseri umani sia per il ruolo delle classi oppresse nel mondo e nel tempo. Irene Culcasi propone domande sullo spazio del pensiero di Freire nell’attualità e nel futuro, in particolare nell’incontro con la realtà degli studenti. Mariateresa Muraca approfondisce approssimazioni, ma anche divergenze tra la pedagogia di Paulo Freire e le pedagogie femministe in particolare il pensiero della differenza, il femminismo nero, il femminismo decoloniale latino-americano. Gisella Vismara prende spunto da alcune critiche riguardanti le teorie di Freire per approdare ad elementi come l’influenza marxista nel suo linguaggio, la differenza tra manipolazione e educazione, la direttività della pedagogia, l’analisi di classe sociale. Ivanilde Apoluceno de Oliveira racconta come, nella pratica di alfabetizzazione freiriana, emergono la lettura critica della parola e del mondo con particolare riferimento all’educazione degli adulti del Núcleo de Educação Popular Paulo Freire dell’Universidade do Estado do Pará. Nicola Andrian, Edilane Carvalho Teles ci riportano riflessioni sulle pratiche di scambi, dialogo interculturale e intersettoriale fra le università dello Stato della Bahia e di Padova, per una rilettura della continua antitesi tra dialogo e anti-dialogo. Concetta Costanzo, da parte sua, approfondisce elementi politici, culturali ed educativi di un laboratorio di Teatro dell’Oppresso organizzato dall’Università degli Studi di Messina in collaborazione con l’associazione Libera intenzionato a far emergere riflessioni critiche sulla mentalità mafiosa nelle relazioni quotidiane. Le iniziative del centenario, in particolare in Brasile, hanno spesso richiamato il verbo esperançar: fare pratica concreta della speranza nell’azione. Sull’eco dell’esperançar vi proponiamo la lettura di questo dossier che non vuole essere solo riflessivo, ma invitare a una mobilitazione sociale e politica.

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