Francesca Lepori

 
 

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Bosco Caffarella is an environmental educational project, recently referred to in the Lazio Region as experimental outdoor education since August 2020. Since 2016, girls and boys aged 3 to 6 have grown up in contact with nature. The Caffarella park is located within the city of Rome, a green lung of 135 hectares surrounded by very populous neighborhoods. Projects like this offer us a chance to renovate the public school, especially in such a difficult time due to the pandemic in progress. Retracing and enhancing forgotten pedagogical experiences allow us to recover rich and still current good practices, starting from the real needs of girls and boys, such as the need for contact with nature.


Il Parco della Caffarella fa parte del parco regionale dell’Appia Antica nel Comune di Roma. È un parco meraviglioso, una campagna romana ancora protetta, archeologia e storia vissuta da tutta la cittadinanza: adulti, bambini e bambine, sportivi, anziani. È abbracciato dai quartieri limitrofi, Appio-Tuscolano e Garbatella, 7° e 8° municipio.

Il progetto educativo ambientale Bosco Caffarella[1] è ospitato all’interno della casa del parco Casale Vigna Cardinali, una struttura della Regione Lazio. Abbiamo un gruppo di bambini e bambine dai 3 ai 6 anni. Quest’anno abbiamo avviato anche la prima classe della primaria sperimentale nel bosco con i bambini e le bambine che sono cresciuti con noi. Abbiamo iniziato nel 2016 e stiamo portando avanti questo progetto con molte soddisfazioni, delle maestre e delle famiglie, dei bambini e delle bambine, ma anche del territorio. Per noi è un grande traguardo quello raggiunto quest’estate. Abbiamo avuto il riconoscimento dei progetti educativi in natura all’interno della legge per l’infanzia che è passata nella regione Lazio. È un grandissimo traguardo perché è un primo passo che può contaminare e essere recepito da tutte le regioni. Ci lavoravamo da più di un anno, in collaborazione con le istituzioni che hanno ascoltato la nostra richiesta di riconoscimento e tradotto nell’articolo 38 della Legge Regionale che prevede la nascita dell’Educazione sperimentale all’aperto: “La Regione introduce e sostiene la possibilità dell’educazione sperimentale all’aperto, intesa sia come educazione in natura che come educazione diffusa, inserita e connessa con il territorio”[2]. Essere sostenuti dalle istituzioni vuol dire avere il riconoscimento positivo dalle istituzioni. Un appoggio importante per proseguire per la strada intrapresa.

L’educazione sperimentale all’aperto è rivolta sia alla fascia di età del nido che alla fascia di età della scuola dell’infanzia. Si può svolgere presso fattorie, aree verdi sia pubbliche che private, agriturismi, riserve e parchi naturali, piazze e luoghi pubblici, attraverso il ricorso a processi educativi e di apprendimento innovativi che valorizzino il protagonismo delle bambine e dei bambini. L’educazione sperimentale all’aperto già dal nido, non solo dall’infanzia, sottolinea il valore della natura nella crescita dei bambini di ogni età.

Secondo la legge regionale: “nel caso in cui le attività educative sperimentali all’aperto ricadano all’interno di un’area naturale protetta le disposizioni di cui al presente articolo devono tenere conto delle competenze attribuite agli enti di gestione delle aree naturali protette dalla normativa statale e regionale vigente in materia”[3]. L’Ente Parco Appia Antica di competenza della Regione Lazio ci ha concesso sin dal 2016 il patrocinio per l’attività svolta. Inoltre è importante che il progetto venga impostato con serietà e competenza professionale: “le attività educative sperimentali all’aperto devono adottare il progetto educativo di cui all’articolo 28. Il progetto educativo è garantito nella sua attuazione da un coordinatore pedagogico, considerando e valorizzando, per lo svolgimento di tale funzione, in particolar modo le figure che hanno maturato competenze specifiche nell’‘outdoor education’. Il coordinatore pedagogico svolge le funzioni di cui all’articolo 14, insieme agli educatori e al personale ausiliario, sempre operando nel principio della collegialità e nel rispetto degli indirizzi contenuti nel progetto educativo”[4]. La Regione può promuovere direttamente progetti di educazione sperimentale all’aperto da attuare attraverso apposite convenzioni: “la Regione, sentita la commissione consiliare competente in materia, stabilisce con il regolamento di cui all’articolo 52 i requisiti e le procedure per l’autorizzazione dei servizi di educazione sperimentale all’aperto nonché la documentazione da presentare da parte del richiedente”[5]. Siamo in attesa del regolamento e che piano piano ogni regione adotti un provvedimento legislativo simile.

Sono una pedagogista, un’insegnante della scuola pubblica e ci tengo a dirlo perché i progetti nel bosco non sono iniziative spontaneistiche, ma l’applicazione e la traduzione nella pratica delle teorie che studiamo tutti i giorni sui libri di pedagogia e nei corsi di Scienze della Formazione Primaria. È importante che le teorie psico-pedagogiche si traducano in pratiche educative vive e concrete, nell’attualità. Perché non valorizzare la storia dell’educazione e attualizzarla in questo periodo storico che stiamo vivendo? Nei primi anni del ‘900 tisi e tubercolosi ponevano la necessità di affrontare cambiamenti nell’organizzazione scolastica. Convegni internazionali sulle scuole all’aperto permettevano ai referenti sanitari e scolastici di confrontarsi per affrontare il problema del momento. I pediatri furono i veri fautori delle scuole all’aperto, perché il primo obiettivo era la salute pubblica. Nacquero numerosissime scuole all’aperto in tutta Italia. Ogni nazione metteva in atto iniziative simili e con senso di responsabilità e condivisione si cercavano strategie propositive da un punto di vista sanitario e pedagogico.

Quest’anno, dopo l’inizio di questa pandemia abbiamo iniziato a mandare dei messaggi forti di testimonianze e di proposte concrete per tutti[6]. Ripartiamo da lì, utilizziamo ciò che è già stato fatto e utilizzato nella storia. La cosa importante è applicare oggi questa metodologia e questa sperimentazione perché negli anni siamo rimasti ingabbiati nelle norme. Le leggi che tutelano, in realtà a volte limitano. Spesso gli insegnanti si sentono bloccati dai regolamenti e normative che tendono a legare piuttosto che liberare.  Mi capita poi di fare formazione e spesso quando incontro gli insegnanti mi dicono che i genitori pongono limiti nel permettere loro di fare questo tipo di attività. Parlando con i genitori, essi danno la responsabilità alle maestre e ai maestri. Ci si rimpalla la responsabilità, ma forse è arrivato il momento di avere un po’ più di coraggio e di fare delle cose semplici e costruttive per il bene della scuola pubblica.

Con l’ultimo decreto legge del 22 aprile le cose vanno migliorando e il Ministero dell’Istruzione dà chiare indicazioni sulla ripresa delle attività scolastiche: “in considerazione delle condizioni climatiche via via più favorevoli, laddove il contesto lo consenta, si richiama la possibilità che le attività didattiche siano svolte all’aperto. Esistono già tante esperienze e reti che, negli anni, hanno prodotto materiali utili a favorire la realizzazione della ‘scuola all’aperto’. In questa sede ci si limita a risaltare la valenza inclusiva – non solo per i primi gradi di istruzione – dell’osservazione della natura, dell’apprendimento tramite l’esperienza diretta, dell’esercizio della coltivazione, dell’orienteering… La ‘scuola all’aperto’ costituisce inoltre occasione di cura dei ‘mali’ sofferti per la pandemia e di socializzazione dell’apprendimento anche con il mondo circostante”[7].

È arrivato il momento di seguire questa strada, tutti e tutte. Abbiamo strumenti importanti a disposizione che possono e devono essere seguiti: le indicazioni nazionali del Ministero della pubblica istruzione, che ci suggeriscono su cosa e come lavorare con i nostri bambini e bambine. È la modalità che cambia. Noi lo facciamo nel bosco, non studiamo le stagioni sulle schede, ma sperimentandolo con i sensi, con le mani, il corpo. Si scopre il corpo, si scoprono la natura, le immagini, i colori e i suoni non attraverso il disegno della foglia autunnale gialla, rossa e verde su un foglio, ma scoprendo che le foglie sono di tanti colori e cambiano di giorno in giorno.

Il patto educativo che facciamo firmare tra scuola e famiglia è rappresentato dai diritti naturali dei bambini e delle bambine[8] di Gianfranco Zavalloni, pedagogista italiano, che ha lasciato dei bei doni e la pedagogia della lumaca che è un inno al rispetto dei tempi[9]. Nulla di straordinario, utilizziamo semplicemente gli strumenti che abbiamo e lavoriamo sulla creatività con i bambini. Fantasia e pensiero divergente sono utili per trovare una soluzione a queste difficoltà del momento. La natura ci aiuta in questa situazione.

Al momento questa tipologia di progetti nasce dall’iniziativa generalmente privata, di associazioni. Ci auguriamo che presto si diffondano anche nella scuola pubblica e che piano piano lo Stato se ne faccia anche un po’ carico. Stiamo avendo degli ottimi riscontri a livello locale e speriamo che piano piano tutto questo avvenga a livello nazionale. Esistono in Italia dei progetti anche della scuola pubblica e ci auguriamo che questo approccio diventi una normalità nella scuola italiana.

La documentazione è un elemento indispensabile nell’attività educativa, abbiamo avuto per un anno intero una nostra amica regista che è diventata una figura presente e in modo semplice e silenzioso ha ripreso noi, i bambini, le bambine, le attività, i cambiamenti della vita a Bosco Caffarella[10]. Il progetto del documentario è nato perché ogni giorno a Bosco Caffarella ho provato e provo grandi emozioni davanti ad eventi semplici. Tanta ricchezza di esperienza deve essere ricordata e valorizzata. Non sono le iniziative proposte dagli adulti a lasciare il segno, sono le grandi scoperte fatte dai bambini, sono i bambini stessi che ci conducono, se ci lasciamo condurre da loro nella scoperta vera.

Il messaggio che vorrei mandare è che non serve qualcosa di straordinario, solo un po’ di coraggio e tanto amore per il lavoro che si svolge per e con i bambini e le bambine.

Noi abbiamo un nostro spazio, ma in realtà ci teniamo a far vivere e vivere nel territorio. Durante le nostre attività, ci capita di poter incontrare la signora con il cane, il nonnino che passeggia, i musicisti che suonano all’aria aperta, gli sportivi che fanno una corsa, ma anche le pecore, le mucche, i conigli e i pappagalli. È bellissimo sorprendersi davanti a questi regali non programmabili, ma prevedibili.

In una presentazione del nostro documentario in una scuola, un gruppo di maestre di scuola dell’infanzia, commentandolo, hanno notato come i bambini e le bambine ripresi non risultavano “impacciati”. Mi ha molto colpito questa affermazione, perché è come se per loro rappresentasse una definizione categorizzante: il bambino impacciato e non impacciato. A me ha stupito perché in realtà, dei miei bambini e bambine non l’ho mai pensato, ma nemmeno degli altri. Il bambino che impara a conoscere il suo corpo e la capacità di movimento, ogni giorno acquisirà maggiore competenza e consapevolezza, se l’adulto gli permetterà di poter superare i propri limiti. Altrimenti, lo stesso adulto lo definirà “impacciato”, come se la mancanza fosse del bambino e non della carenza di esperienza. Il problema non è essere impacciati, ma avere o meno la libertà di sperimentare le proprie potenzialità.

In questa fascia d’età il bambino o la bambina dovrebbe essere portato a sviluppare la propria autonomia, lavorare sullo sviluppo psicomotorio, sul linguaggio, sulla socialità. Essere impacciato ha un’accezione negativa e non narra le competenze e i traguardi raggiunti. Ho riflettuto su questa affermazione e mi sono detta che se lasciamo fare ai bambini e alle bambine, essi svilupperanno le loro competenze e capacità.

Un suggerimento che mi permetto di dare è di non ingabbiarci negli stereotipi del nostro ruolo di insegnanti, che apparentemente ci danno sicurezze. A me fa piacere che le maestre si ricredano e vi assicuro che noi a Bosco Caffarella non facciamo nulla di straordinario. La straordinaria quotidianità è semplicemente lasciar essere i bambini e le bambine.

Bibliografia

Consiglio regionale del Lazio, Disposizioni relative al sistema integrato di educazione e istruzione per l’infanzia, url:https://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=leggiregionalidettaglio&id=9389&sv=vigente

Lepori F., Una scuola speciale per tutte e tutti, in “Comune-info”, url: https://comune-info.net/una-scuola-speciale-per-tutte-e-tutti/

Miur, Decreto-Legge n. 52 del 22 aprile 2021, url: https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Nota+prot.+624+del+23+aprile+2021.pdf/8f781372-0ba1-981b-a467 6f88dbe8e100?version=1.0&t=1619189699301

Zavalloni G., La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e nonviolenta, EMI, Verona 2012.

Sitografia

www.boscocaffarella.it

http://www.scuolacreativa.it/Diritti_naturali_dei_bambini.html

Video

Bosco Caffarella, Il bosco delle meraviglie, url: https://www.youtube.com/watch?v=78xJYn31p_o&t=2s


Note

[1]  www.boscocaffarella.it

[2]  Consiglio regionale del Lazio, Disposizioni relative al sistema integrato di educazione e istruzione per l’infanzia, url: https://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=leggiregionalidettaglio&id=9389&sv=vigente

[3]  Ivi.

[4]  Ivi.

[5]  Ivi.

[6]  F. Lepori, Una scuola speciale per tutte e tutti, in “Comune-info”, url: https://comune-info.net/una-scuola-speciale-per-tutte-e-tutti/

[7] Miur, Decreto-Legge n. 52 del 22 aprile 2021, url: https://www.miur.gov.it/documens/20182/0/Nota+prot.+624+del+23+aprile+2021.pdf/8f781372-0ba1-981b-a4676f88dbe8e100?version=1.0&t=1619189699301

[8]  http://www.scuolacreativa.it/Diritti_naturali_dei_bambini.html

[9]  G. Zavalloni, La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e nonviolenta, EMI, Verona 2012.

[10]  Bosco Caffarella, Il bosco delle meraviglie, url: https://www.youtube.com/watch?v=78xJYn31p_o&t=2s


L’autrice

Francesca Lepori, educatrice professionale, pedagogista, vicepresidente della Rete di Cooperazione Educativa, formatrice e insegnante della scuola pubblica. Nel 2016 fonda Bosco Caffarella nella città di Roma.