Immergersi per esplorare
I servizi educativi extrascolastici del comune di Saprofano durante e dopo il lockdown

di Laura Santinelli, Veronica Lazzari

 

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Un percorso di percorsi

L’analisi di congiuntura di seguito presentata riguarda i servizi di educazione extrascolastica del comune toscano di Saprofano[1], con circa 15000 abitanti, durante e dopo il lockdown. Le informazioni riportate si basano su interviste telefoniche a famiglie del comune in esame, alla responsabile della Caritas Diocesana, all’assessore comunale allo sport e a quello per le politiche sociali, ai coordinatori dei servizi educativi interessati e a un giornalista di una testata locale; sono state inoltre effettuate consultazioni del sito ufficiale della regione Toscana e del sito ufficiale del comune di Saprofano, di giornali locali, di pagine Facebook e siti degli attori coinvolti; in ultimo questa ricerca si basa sulla nostra esperienza personale diretta in quanto dipendenti di una delle cooperative coinvolte, la Coop. Amici.

Il percorso di ricerca che abbiamo affrontato è paragonabile a una spirale, ci sono stati infatti degli elementi ricorrenti che si sono ripresentati con costanza lungo il percorso; a cambiare, tuttavia, era il nostro sguardo che si faceva di volta in volta più ampio o più approfondito, o entrambi. Si è infatti creato un processo generativo di domande e riflessioni che si è protratto per tutto il lavoro: più la raccolta di informazioni si faceva ricca e approfondita, più eravamo in grado di far luce e riconoscere le connessioni che esistevano tra esse, più quest’azione riflessiva spingeva a porsi e porre nuove domande. In una fase successiva le connessioni individuate hanno permesso di ricostruire gli scenari e le rappresentazioni in atto insieme alle relazioni tra micro e macro processi. L’immagine è quella di un puzzle: prima si mettono sul tavolo tutti i pezzi, successivamente si procede a incastrarli. A questo punto dell’analisi, l’incastro di alcuni pezzi ci ha permesso di intravedere delle possibilità di cambiamento nella realtà di riferimento: alcune già in atto, altre presenti ma ancora da fare emergere; rispetto a queste possibilità abbiamo tentato di proporre delle pratiche che spingessero verso un cambiamento auspicato e che partissero dalla realtà effettivamente in atto e dalle opportunità che concretamente essa aveva da offrire.

Saprofano: attori e scenari

In questo territorio ad occuparsi dell’educazione extrascolastica sono molteplici attori:

  • una Società Cooperativa, Amici, che si è aggiudicata l’appalto pubblico per la gestione del servizio educativo di una struttura educativa residenziale e semiresidenziale;
  • un’associazione di volontariato, Pippi, e un oratorio parrocchiale, che collaborando offrono quotidianamente un servizio di doposcuola e di attività ludico ricreative per bambini della scuola primaria e delle scuole medie;
  • alcune scuole dell’infanzia e una primaria paritaria, quest’ultima offre quotidianamente un supporto didattico pomeridiano ai suoi iscritti;
  • il gruppo scout;
  • un Tour operator specializzato in turismo verde, turismo scolastico ed extrascolastico con attività ludico ricreative per bambini, ragazzi e famiglie.
  • associazioni sportive (calcio, tennis, basket, pallavolo) e culturali (musica, teatro, danza).
  • La cooperativa sociale Il Cedro, che già dal 2019 ha in gestione i servizi comunali e che si è aggiudicata l’appalto pubblico del Comune per l’organizzazione dei centri estivi, che hanno ospitato 35 bambini – dai 3 ai 10 anni- nei locali e con le utenze messi gratuitamente a disposizione dal comune.

Tutti i vari attori del territorio si sono attivati durante e dopo il lockdown per offrire servizi di supporto didattico ed educativo in varie modalità: aiuto-compiti online, centri estivi, attività sportive all’aperto. Nel contesto analizzato i vari attori citati difficilmente collaborano o si confrontano tra loro: ciascuno ha la propria utenza ben definita e distinta e questo li porta spesso a convivere senza contaminarsi. L’interlocutore con il quale tutti gli attori si relazionano e confrontano è il Comune di Saprofano.

Il confronto tra attori e interlocutore, soprattutto nella fase di riapertura, è stato prevalentemente di tipo conflittuale, in particolare in merito alla gestione dei fondi economici volti al finanziamento dei centri estivi sul territorio comunale. Per il post emergenza, infatti, la regione Toscana ha incrementato i finanziamenti ai comuni per i centri estivi[2]. Il Comune di Saprofano ha deciso di destinare l’intera somma (pari al doppio della somma messa a disposizione negli anni precedenti)  al finanziamento dei soli centri estivi comunali, generando il malcontento e la delusione degli altri attori sociali che speravano in un maggior supporto economico da parte dell’amministrazione.

Sempre in merito alla questione centri estivi, in aggiunta alle linee guida nazionali relative alla sicurezza il Comune ha stabilito che i progetti educativi presentati dovessero ricevere l’approvazione oltre che del Comune stesso, anche della Asl e dell’ufficio scuola per essere attivati. Questa ulteriore burocratizzazione ha rallentato e disperso molte energie e possibilità, generando ulteriori disorientamento e delusione.

L’amministrazione comunale stessa si è tuttavia dichiarata, nella nostra intervista telefonica, schiacciata dalla burocrazia che veniva richiesta dalla regione Toscana e dai vari decreti del Governo: per questo ha deciso, in fase di riapertura, di mettere gratuitamente a disposizione degli attori sociali del territorio un consulente della sicurezza affinché potesse aiutare le varie realtà nella corretta messa in atto dei protocolli in vigore.

Una riflessione ci sorge spontanea circa l’uso della burocrazia come alibi e processo di deresponsabilizzazione: la sensazione è che l’uso del potere passi anche attraverso i documenti da chiedere e fornire e nel nostro paese questo è un macro processo antico e probabilmente insito nelle più svariate dinamiche e relazioni formali e informali. Un’ulteriore considerazione riguardo questo periodo di lockdown e la conseguente riapertura è che tutte le lacune o le inadeguatezze del sistema politico e amministrativo sono emerse in maniera prepotente e hanno avuto ripercussioni sulla realtà quotidiana dei cittadini piuttosto che nei palazzi di chi è deputato a prendere decisioni.

L’esempio più lampante di questo, nella realtà locale analizzata, è proprio la negata possibilità di attivare servizi estivi nella struttura gestita dalla cooperativa Amici, perché la dirigenza Nazionale da cui questa cooperativa dipende ha deciso di non far partire i servizi estivi in tutto il territorio nazionale. Questa decisione presa a livello macro-nazionale ha lasciato, nel micro-territorio di Saprofano, più di 100 famiglie sprovviste di un servizio garantito da anni, senza nemmeno preavviso e possibilità di organizzarsi diversamente, e circa 60 dipendenti senza lavoro (con la cassaintegrazione prevista solo fino al 7 luglio).  La stessa Dirigenza ha però offerto bonus e rimborsi alle famiglie da spendere in servizi estivi organizzati da altri attori sociali.  Questa misura apre a un interrogativo che ci lascia quanto meno disorientate: qual è la concezione del welfare nel nostro paese?

Quello che viene offerto – e probabilmente quello che i cittadini si attendono – è un welfare di tipo assistenziale e quantitativo e per nulla – o solo a margine – solidaristico, qualitativo ed educativo. Il welfare assistenziale è visibile, spendibile e immediato, garantisce un risultato propagandistico e meno faticoso, mentre un welfare solidaristico richiede impegno, fatica, progettualità, formazione e lungimiranza e non porta necessariamente visibilità o risultati mainstream da esibire. Questa idea viene ribadita anche da un’altra situazione: la decisione da parte del comune, durante il lockdown, di destinare tutti le donazioni, i fondi e le finanze a disposizione per fornire pacchi alimentari e sanitari alle famiglie che ne facevano richiesta, senza destinare alcuna risorsa a progetti educativi, ricreativi o sociali.

La realtà studiata si presta a molteplici tipologie di rappresentazioni che possono essere sintetizzate con l’immagine di un iceberg.

La punta dell’iceberg riflette una realtà educativa idilliaca e in rinascita che riguarda principalmente i centri estivi: molti articoli nei mesi di giugno e luglio di quotidiani o notiziari online sono stati dedicati alle partenze dei servizi estivi, utilizzando spesso titoli come “riparte in tutta sicurezza il centro estivo…”. Nella maggior parte dei casi ciascuna struttura ha provveduto autonomamente a pubblicare nei propri canali social (principalmente Facebook) foto e video che ritraggono i bambini impegnati in varie attività, all’aperto e ben distanziati, ai quali fanno seguito quasi sempre commenti positivi, emoticon sorridenti, cuori e like. La cittadinanza sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda: le famiglie sono felici di far partecipare i propri figli alle attività; pochi si accertano o chiedono informazioni riguardo alle misure di sicurezza adottate, in nessun caso sono state rilevate lamentele o proteste a tal proposito.  Nessuno ha notato, almeno pubblicamente, il fatto che l’offerta estiva in tutto il territorio offrisse in questa fase meno della metà dei posti rispetto agli anni precedenti.

Appena sotto la punta degli iceberg c’è un ulteriore parte emersa che riflette le proteste e i malcontenti, come quello nei confronti del comune per aver scelto di destinare tutti i fondi a disposizione al solo centro estivo comunale e per aver applicato criteri burocratici molto severi da rispettare; ci sembra interessante far notare come questo malcontento sia stato rilevato esclusivamente durante le interviste telefoniche: nei social e nei media locali non è comparsa alcuna notizia ufficiale a riguardo. Piuttosto, una lamentela dei cittadini ricorrente nei social media è quella relativa ad un parco pubblico, denominato Campino, che durante il giorno è frequentato da famiglie, mentre la sera e la notte si riempie di giovani poco rispettosi dell’ambiente. La proposta unanime dei cittadini, più volte comparsa negli articoli, è quella di chiudere il parco nelle ore serali.  In nessuno degli articoli esaminati venivano sollevate riflessioni o interrogativi riguardanti i servizi presenti nel territorio per i giovani.  Il Centro di aggregazione giovanile era, fino a qualche anno fa, l’unico spazio gratuito di creatività e socializzazione, ma è stato chiuso nel 2015. In base alle ricerche effettuate, è stato rilevato che solo due strutture educative offrono un servizio per la fascia 11-14 anni, per un totale di non più di 30 posti in un territorio di circa 15.000 abitanti.

L’ultima parte dell’iceberg è quella sommersa e invisibile a qualsiasi tipo di rappresentazione: vi appartengono le famiglie con i bambini e i ragazzi che non fanno parte di alcuna società sportiva o culturale, non frequentano scuole o asili privati, non possono permettersi la retta per partecipare ai centri estivi. Sono probabilmente molti dei destinatari dei pacchi viveri per i quali tuttavia il comune non ha all’attivo alcun servizio di educazione extrascolastica a loro accessibile. L’unica realtà che si occupa di questi ragazzi è l’oratorio/doposcuola Pippi, le cui attività sono state bruscamente ridotte dalle stringenti normative nazionali e comunali.

Questioni aperte e direzioni percorribili

Dall’analisi di questa realtà e delle sue rappresentazioni, l’educazione extrascolastica sembra essere una dimensione quasi esclusivamente a pagamento, fruibile solo dalle famiglie che si trovano in buone condizioni economiche; inoltre, a livello concettuale, c’è sovrapposizione tra educazione extrascolastica e tempo-passato-in-famiglia: infatti se un bambino ha un familiare che non lavora, allora si ritiene che non necessiti di trascorrere del tempo strutturato e organizzato con i coetanei. Un’ulteriore considerazione riguarda l’utilizzo del termine educazione outdoor, spesso appiattita e strumentalizzata e ridotta all’immagine dello stare all’aria aperta. Tra tutti i servizi che sponsorizzavano l’outdoor education, solo uno ha previsto la presenza di guide ambientali escursionistiche esperte del territorio.

Queste suggestioni generano ulteriori valutazioni sul ruolo e sulla responsabilità che come cittadini e come stato sociale si vuole lasciare all’educazione scolastica ed extrascolastica. La scelta è tra il considerarle un servizio di babysitteraggio e di parcheggio dei bambini durante le ore di lavoro dei genitori, oppure ritenerle servizi indispensabili per lo sviluppo personale e collettivo delle generazioni future, portatrici di possibilità di apprendimento altrimenti difficilmente replicabili.

Sulla base di quanto detto, se guardiamo in un’ottica prospettica verso quelli che saranno i prossimi mesi, si possono prevedere alcuni sviluppi di questa realtà territoriale, che presumibilmente tenderanno al mantenimento dell’equilibrio del sistema di offerta di servizi extrascolastici così com’è: ognuno continuerà a lavorare per la propria fetta di utenza ben precisa e circoscritta, cercando fondi o aiuti per poter proseguire con il proprio servizio. Chi ha sempre avuto accesso ai servizi continuerà ad averne, chi invece non lo aveva continuerà a non averne. La sensazione è che il comune, nel periodo analizzato, abbia optato per scelte-tampone senza una ben precisa progettualità, scollegate tra di loro, che mirino a preservare la stabilità della struttura esistente nonostante le varie falle che questi ultimi mesi hanno portato allo scoperto.

Questa direzione di stabilità – e in parte di sicurezza – potrebbe essere messa in discussione o comunque mossa verso direzioni nuove iniziando a costruire una rete educativa che sappia collaborare in maniera costruttiva e solidale. Si potrebbe partire da pratiche semplici e concrete, come ad esempio la creazione di piccoli eventi condivisi. Osservando con uno sguardo più attento i vari attori e le loro proposte si può notare che non è la quantità di servizi ad essere un limite, né tantomeno la qualità degli stessi, forse l’aspetto più limitante per ognuno è l’essere isolato dagli altri, pensando forse di bastare a se stesso e di potersela cavare discretamente da solo. Attraverso la rete e un confronto diretto e aperto anche con l’amministrazione comunale, i vari attori potrebbero accorgersi di avere bisogni comuni, obiettivi condivisibili e un insieme di risorse da mettere in circolo, notando forse che esiste una fetta di giovani che rimane sprovvista di servizi e per la quale si potrebbero avanzare nuove proposte.  Interessante sarebbe anche coinvolgere i genitori e le famiglie con incontri di gruppo in cui si possa discutere insieme di bisogni, desideri e difficoltà, cercando di direzionare lo sguardo verso l’altro.

Un’altra via di sviluppo percorribile potrebbe essere quella di direzionare l’interesse relativo all’educazione all’aria aperta verso percorsi di formazione seri e professionali che coinvolgano gli attori sociali e permettano loro di mettersi in gioco e acquisire nuove consapevolezze in questo ambito.

Si è inoltre appreso dall’assessore allo sport che in questo periodo c’è stata molta collaborazione tra comune e associazioni sportive anche per la realizzazione di progetti di inclusione sociale. Questo legame può essere la base per una ulteriore apertura all’altro, che muova verso chi a causa del disagio economico non ha la possibilità di accedere ai servizi educativi extrascolastici che il territorio comunale offre.

Queste ultime proposte di pratiche attuabili scaturiscono dalla convinzione che il cambiamento si genera dal dialogo, dall’impegno e da una conoscenza condivisa e non ingenua, capace di trasformare il limite in possibilità e opportunità.

La bellezza di aver cura

Il processo di ricerca non è stato sempre fluido e scorrevole, svariate le problematicità che si sono presentate: alcune legate ai pregiudizi personali sulla nostra capacità di poter elaborare riflessioni pertinenti, altre dovute alla mancanza di esempi e riferimenti di analisi di congiuntura a livello nazionale o alla difficoltà di reperire informazioni ufficiali, in particolar modo quelle di natura economica.

Lungo il percorso uno dei punti di svolta, a nostro avviso, è legato al processo di comprensione dell’obiettivo dell’analisi di congiuntura: il nostro pensiero iniziale era che l’obiettivo fosse dare una panoramica di quanto stava accadendo e arrivare a delle soluzioni o proposte concrete e realizzabili; andando avanti è stato il percorso stesso a destrutturare queste nostre congetture iniziali e a orientare la ricerca passo dopo passo: ciò che infatti stavamo analizzando riguardava anche noi perché appartenente al nostro contesto territoriale e professionale e questo ci ha consentito un posizionamento nella realtà che stavamo studiando perché non si trattava più di un’osservazione distaccata dall’alto, ma di un’immersione coinvolta nel contesto analizzato. Posizionarci ci ha offerto l’opportunità di poter sostare nella realtà in maniera consapevole e partecipata, e da questo posizionamento è scaturita la consapevolezza del fatto che la prima finalità dell’analisi fosse proprio l’analisi stessa: le prime beneficiarie del lavoro eravamo noi, la nostra riflessività, consapevolezza e spirito critico. Questo cambio di prospettiva ci ha consentito di  lasciarci guidare dalla realtà, infatti le pratiche concrete di cambiamento proposte alla fine dell’analisi si discostano molto dall’immaginario di possibilità teoriche emerse all’inizio della ricerca; questo a dimostrazione che per capire quali sono le pratiche da mettere in atto e che muovono verso un cambiamento desiderato è importante essere guidati non solo dai propri ideali e desideri ma anche dalla realtà stessa, altrimenti si corre il rischio di fare proposte sterili e non generative e di ridurre l’ideale a una forma e non a una sostanza.

In sintesi, riteniamo che l’analisi di congiuntura abbia rappresentato per noi un’opportunità di cura, permettendoci di osservare come nel lavoro di ricerca le difficoltà, se non trascurate, ignorate o rifiutate, nascondono opportunità. Farci carico delle nostre difficoltà, mettersi in gioco dando priorità al processo prima che al risultato, ci ha permesso di sperimentare la  ricchezza della cura, che trasforma le problematicità in un’opportunità di crescita che, in questo caso, ci vede più curiose e attente – e forse un po’ meno ingenue- nei confronti della realtà vissuta e osservata. “Non la cura della bellezza, ma la bellezza di aver cura”[3].

Note

[1] Il nome del comune e degli attori coinvolti sono di fantasia

[2] Fonte: Delibera n.602 del 11-05-2020, Emergenza sanitaria Covid-19: contributi straordinari alle amministrazioni comunali per la realizzazione di centri estivi in Toscana. Integrazioni alla D.G.R. n. 503/2019.

[3] Luigi Maria Epicoco, aggiornamento di stato 20/08/20 https://www.facebook.com/Epicoco/posts/1135588973550783

 

Veronica Lazzari: studentessa del corso di Licenza in Progettazione e gestione di interventi educativi all’Istituto Progetto Uomo di Montefiascone (VT). Ha conseguito presso lo stesso istituto il baccalaureato in Educatore professionale. Autrice di poesie e canzoni, ha pubblicato due raccolte, Dizionario dei Veronimi e dei Contrari (2013) e Veronicose (2011), entrambi editi dalla Libreria Editrice Urso e condivide i suoi scritti nella la pagina  facebook Veronicose. Attualmente lavora come educatrice professionale e formatrice nelle scuole.

Laura Santinelli: educatrice professionale esperta in pedagogia familiare, studentessa del corso di Licenza in Progettazione e gestione di interventi educativi all’Istituto Progetto Uomo di Montefiascone (VT), ha conseguito nel 2009 la laurea triennale all’Università Pontificia Salesiana di Roma.