Il seme sotto le macerie. Educazione e conflitti armati

I conflitti armati sono un banco di prova e una radicale messa in questione per la pedagogia critica e per la sua visione del conflitto come costitutivo della relazione umana. La guerra sfida la pedagogia critica a confrontarsi con le situazioni in cui il conflitto prende la forma dell’annientamento dell’altro e la interpella a riflettere sul suo ruolo nella costruzione di persone e comunità capaci di prevenire la violenza e di tessere duraturi cammini di convivenza. Questa tensione attraversa tutti i contributi che compongono il Primopiano, nei quali una radicale problematizzazione delle dimensioni disumanizzanti dello scontro armato si accompagna al recupero del potenziale politico-pedagogico del conflitto. Al centro dunque c’è una concezione della pace non come ideale assenza di conflitti ma come ricerca, sempre inconclusa, di vivere la complessità delle relazioni tra differenti come cammino di realizzazione della vocazione di ciascuno e tutti a essere di più. [Leggi il numero]</td>

 

DECIRLO BONITO: TRE INCONTRI DI AMORE, MORTE E POESIA

di Angelo Miramonti | Il mio viaggio con la “Poesia dal Vivo” è stato segnato da tre incontri che mi hanno convinto della profondità di questo percorso di bellezza e guarigione. Il primo è avvenuto a Cali, in Colombia, in un vasto insieme di quartieri popolari chiamato Distrito de Agua Blanca, dominato dal narcotraffico e dalle “frontiere invisibili” tra bande rivali, dove gli adolescenti vivono una quotidianità di violenza e abbandono. In questo quartiere conosco Luis Enrique Amaya, poeta e animatore sociale di Lima, che mi parla di un metodo di poesia comunitaria che aveva creato anni prima con i suoi collaboratori1. Luis conduce un laboratorio di poesia con gli adolescenti del quartiere, dove spiega che questo metodo prevede due fasi. Nella prima, il poeta intervista un passante, un membro della comunità, e gli chiede di parlargli di una persona per lui importante (un familiare, un amico, un amante). Nella seconda, il poeta si allontana per circa dieci minuti e compone una poesia dedicata alla persona scelta dal passante. Quando ha finito, il poeta regala la poesia all’intervistato, chiedendogli di regalarla, a sua volta, alla persona cui è dedicata. [Leggi tutto]

QUATTRO RAGIONI PER LEGGERE UNA SCUOLA PER L’EMANCIPAZIONE DI PHILIPPE MEIRIEU AI TEMPI DELLA PANDEMIA

di Marieteresa Muraca | Ho iniziato a leggere Una scuola per l’emancipazione. Libera dalle nostalgie dei vecchi metodi e da suggestioni alla moda (Armando, 2019, p. 279) all’inizio del mese di marzo 2020 e mano a mano che le conseguenze sulla scuola della diffusione globale del coronavirus si rivelavano nella loro gravità mi è sembrata sempre di più una lettura opportuna. Rilevante per le persone impegnate a vario titolo nel mondo dell’educazione, dai genitori fino ai responsabili politici. In particolare per le insegnanti e gli insegnanti, che si sono trovati molto velocemente attanagliati tra l’urgenza di trovare risposte appropriate per continuare a garantire la scuola a tutti, la necessità di mantenere una comunicazione significativa con studenti privati di molte occasioni di socialità e l’inadeguatezza di un discorso pubblico, confusionario nel migliore dei casi ma spesso proprio recriminatorio. [Leggi tutto]

 

Sul vanverismo pedagogico

di Paolo Fasce | Si susseguono sulla stampa di massa gli interventi di intellettuali molto visibili e generalmente stimati che propongono contributi, sostanzialmente, sul tema della degenerazione della gioventù moderna, ovviamente collegata alle distorsioni della scuola del ventunesimo secolo, in particolare, spesso, accreditando tesi tecnofobiche. Un breve filmato illuminante, disponibile su Youtube e caricato nel 2014, mostra un intervento di Franco Nembrini, pedagogista nell’area di Comunione e Liberazione, dal titolo “L’educazione è un casino da mò”. Egli leggeva frasi imbarazzanti sui “giovani di oggi” profferite niente po’ po’ di meno che da Socrate (470 a.C.), Esiodo (720 a.C.), da un sacerdote dell’Antico Egitto (circa 2000 anni prima di Cristo) e rilevate in un’incisione su vaso d’argilla proveniente dall’antica Babilonia (circa 3000 anni prima di Cristo). [Leggi]

Quando la scuola crea ghetti

L’aula era luminosa, molto fredda. Ci sedemmo in circolo. Sembrava che non ne fossero abituati. Mi presentati ai docenti e raccontai che stavo coordinando un progetto di formazione ideato da Cesare Moreno e i Maestri di Strada, da anni impegnati nell’educativa territoriale e nella lotta alla dispersione scolastica. Seduta accanto a me, l’educatrice Gloria La Gattuta scriveva appunti su un quaderno che compongono una traccia, un segno tangibile nella memoria, tra cui le parole di una docente: “La scuola negli anni è stata stigmatizzata come contesto d’apprendimento complicato, difficile e non indicato per i figli di italiani, una tipica scuola di periferia, con studenti bisognosi in un quartiere bisognoso. La dirigenza precedente, infatti, per reclutare nuovi iscritti tra gli italiani, abitanti della parte residenziale del quartiere, ha creato la classe “A”… [Leggi tutto]