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Considerazioni sull’Appello per la Scuola Pubblica

Emerge dal web (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica/), sostenuto da firme prestigiose, un appello che ho letto con attenzione e che, ad una lettura superficiale, trovo “coinvolgente” e persino a tratti attraente, ma che ad una lettura attenta ho trovato deludente e inattuale.
Nei limiti delle mie competenze, fornisco una lettura critica del documento. Tale lettura, che ha lo scopo di informare da un lato, ma anche di contribuire a quel dibattito richiesto dai promulgatori del medesimo, non ha alcuna pretesa di assolutezza. Tutto è opinabile, ed in particolare lo sono le mie tesi, ma vorrei comunque tradurre gli enunciati dell’appello entro quell’orizzonte che oggi viene chiamato “fact checking” e che io chiamo “metodo scientifico”. [Leggi tutto]

La selezione degli insegnanti e la creazione di aspettative

Nei tempi antichi, si accedeva al ruolo di insegnante per Concorso, come prescritto dalla Costituzione Italiana. Nessuno è così anziano da conoscere quali cadenze avessero i concorsi negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, ma col boom demografico di quell’ultimo decennio, già nel successivo, gli anni Settanta, la parola “Concorso” si era sfumata in graduatorie, doppi canali e modalità di acquisizione bulimica di personale che si è sostanzialmente conclusa con un concorso con zero posti in palio indetto attorno al 1990. [Leggi tutto]

Abbiamo bisogno del Debate?

Come è noto, l’innovazione didattica nel nostro paese ha imboccato decisamente la via del digitale: coding, social classroom, lavagne elettroniche, BYOD eccetera. Una via promossa dal Ministero attraverso il Piano Nazionale Scuola Digitale e l’introduzione di figure come l’animatore digitale e il team dell’innovazione. Non tutta l’innovazione tuttavia passa attraverso lo schermo di un computer o di un tablet. E’ possibile farsi un’idea, anche se non completa, di quello che si muove nelle scuole attraverso Avanguardie Educative, “un movimento di innovazione che porta a sistema le esperienze più significative di trasformazione della scuola italiana” (http://avanguardieeducative.indire.it) promosso dall’Indire. [Leggi tutto]

Il segno di Lorenzo

Ci sono maestri che masticano bambini e sputano uomini. Non è forse questo che dovrebbero fare gli adulti? Trasformare. Educare. Aiutare a crescere. Insegnare, nel suo significato etimologico. Lasciare il segno. Masticare bambini e sputare uomini è una immagine forte. È una frase dell’albo illustrato Il Maestro pubblicato da Orecchio Acerbo e dedicato a Don Milani, Priore di Barbiana, rivoluzionario, a suo modo, educatore. Suo malgrado, forse. Lui, trasferito in quel buco di paese che chiamarlo paese è un complimento. [Leggi tutto]

Educazione oltre le convenzioni. Incontri sull’educazione libertaria all’Università di Cagliari

Nei giorni tra il 6 e l’8 aprile scorsi si è svolto alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari Educazioni oltre le convenzioni. Seminari sull’educazione libertaria, che ha visto la presenza di Francesco Codello, ex dirigente scolastico ed autore di vari testi sull’educazione libertaria e Giulio Spiazzi, promotore della Piccola scuola libertaria Kether a Verona e, come Francesco, membro della Rete per l’educazione libertaria e redattore del sito www.educazionelibertaria.org. [Leggi tutto]

La solitudine dell’ultimo della classe

Sono sette le “lettere di un cattivo studente” contenute nel piccolo libro edito da Camelozampa, scritto e pubblicato in Francia nel 2016 e tradotto per la piccola casa editrice padovana dalla stessa autrice, Gaia Guasti. Nessuna sorpresa sul protagonista, che viene svelato già nel titolo: la voce narrante, la mano che immagina di scrivere sette lettere, è quella di uno studente che a scuola non va bene, anzi, si che autodefinisce “il peggior studente della classe e a volte anche di tutta la scuola”.[Leggi tutto]

Ildegarda di Bingen, symmista Dei

Non poteva non prendere la parola. E allora lo fa “a occhi aperti”, con i “sensi interni” vigili, attraverso ogni genere di espressione e tonalità della voce. Non poteva Ildegarda di Bingen (1098-1179) tacere quanto udiva, vedeva e comprendeva, eppure nell’età di mezzo più lunga della storia, lo spazio riservato alle donne era dettato dal silenzio, osservato come una regola virtuosa nella vita monastica, anche se la visionaria lo infrangeva con cura e discretio per far udire quanto aveva appreso nell’ombra della luce vivente. Una conoscenza che alle parole si apre e si fa profetica, una fiamma che attraversa il corpo e illumina ogni campo del sapere, per cui colei che se ne fa canale di mediazione si esprime con il canto e con i versi, nelle vesti di magistra, profeta, medica. Altrimenti tacere avrebbe significato “disobbedire” alla voce divina. [Leggi tutto]