Il segno di Lorenzo

di Monica Tappa | Pdf

 

Ci sono maestri che masticano bambini e sputano uomini. Non è forse questo che dovrebbero fare gli adulti? Trasformare. Educare. Aiutare a crescere. Insegnare, nel suo significato etimologico. Lasciare il segno. Masticare bambini e sputare uomini è una immagine forte. È una frase dell’albo illustrato Il Maestro pubblicato da Orecchio Acerbo e dedicato a Don Milani, Priore di Barbiana, rivoluzionario, a suo modo, educatore. Suo malgrado, forse. Lui, trasferito in quel buco di paese che chiamarlo paese è un complimento. “Barbiana è sul fianco nord del monte Giovi, a 470 metri sul mare. Di qui vediamo sotto di noi tutto il Mugello che è la valle della Sieve affluente dell’Arno. Dall’altra parte del Mugello vediamo la catena dell’Appennino. Barbiana non è nemmeno un villaggio, è una chiesa e le case sono sparse tra i boschi e i campi. I posti di montagna come questo sono rimasti disabitati. Se non ci fosse la nostra scuola a tener fermi i nostri genitori anche Barbiana sarebbe un deserto. In tutto ci sono rimaste 39 anime” scrivono il primo novembre 1963 i ragazzi di Barbiana a quelli di Piadena.

“La nostra scuola è privata. È in due stanze della canonica più due che ci servono da officina. D’inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all’aperto e allora il posto non ci manca! Ora siamo 29. Tre bambine e 26 ragazzi. Soltanto nove hanno la famiglia nella parrocchia di Barbiana. Altri cinque vivono ospiti di famiglie di qui perché le loro case sono troppo lontane. Gli altri quindici sono di altre parrocchie e tornano a casa ogni giorno: chi a piedi, chi in bicicletta, chi in motorino. Qualcuno viene molto da lontano, per es. Luciano cammina nel bosco quasi due ore per venire e altrettanto per tornare. Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18” continuano.

Per raccontare l’albo Il Maestro, scritto da Fabrizio Silei e illustrato da Simone Massi, è importante leggerla tutta quella lettera, divisa in cinque capitoli. Perché la si ritrova tutta, se ne ritrovano le parole, i silenzi, le pause, le descrizioni. Si ritrovano sintetizzate, concentrate, sfogliandolo. Si tratta di un albo schietto e aspro, che sa di terra e sudore, fatica e solitudine, sa di rabbia, impotenza, dolore e speranza. Graffia. Toglie il fiato. Non è un albo rassicurante. Non è nemmeno consolatorio. È profondamente realista, come gli sguardi dei montanari. È profondamente denso, come la fiducia di chi si affida. È immenso, come la sorpresa che si prova quando non ci sei abituato a sentirti dire “bravo” e invece te lo dicono.

Grandi tavole in bianco e nero che ricordano il tratto denso dei mangiatori di patate di Van Gogh, che te lo senti in bocca il gusto della terra e del sale del sudore. Simone Massi sembra partorire ogni tavola dopo un travaglio. Poca la luce, è tutto dentro a quei tratti graffiati. Li senti dentro, li senti nell’anima. Sono bellissimi gli occhi in queste tavole. Guardateli gli occhi di queste tavole. Soprattutto quando si vedono poco, quando sfuggono a palpebre abbassate. Urlano gli occhi di queste tavole. Raccontano. Alcune tavole riprendono foto di Don Milani con i suoi ragazzi diventate ormai famose ma ne restituiscono la plasticità, la tridimensionalità. Il sapore. Poi c’è il testo di Fabrizio Silei. Essenziale e duro. Senza fronzoli, senza concessioni. Perché non c’è bisogno di molte parole quando si ha intenzione di fare, ma si fa. Si sente quasi il frusciare della tonaca e la sua voce, la voce di Lorenzo. Anche qui parole scolpite in bianco e nero. Poche le righe narrative, scritte con un carattere relativamente piccolo, quattro, cinque al massimo. Poi ci sono le frasi che danno la scossa, la svolta, il senso. Esplodono nella pagina, obbligano all’attenzione e rimbombano dentro. Solitarie. Potentissime.  Ecco. È la potenza a contraddistinguere questo albo. La potenza della commozione, anche. Arriva come un’onda, uno tzunami. Si emoziona chi ha vissuto pensando a Lorenzo Milani, alle sue parole/azioni. Si emozionano i bambini e i ragazzi che lo sfogliano. Che lo scoprono.

 

F. Silei, S. Massi, Il Maestro, Orecchio Acerbo, Roma 2017.

 

Monica Tappa Giornalista professionista, attualmente vive in un borgo in sasso dell’Appennino modenese, ai margini di un bosco, collabora con la Gazzetta di Modena, in particolare per la realizzazione dell’inserto settimanale Zero14, dedicato al mondo dell’infanzia, e cerca di condividere bellezza anche organizzando incontri, laboratori e corsi con autori, formatori, educatori.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *