L’educazione delle popolazioni indigene in Brasile
Un’indagine storico-educativa alla luce della colonizzazione europea

di Maria Gerlandia De Oliveira Aquino

 

Lo scopo di questo articolo è di fornire informazioni essenziali sull’educazione delle società di indigeni in Brasile. Prima di iniziare questo lavoro, dovendo scegliere da dove iniziare la ricerca, che cosa leggere, e come valutare le informazioni ricavate dal materiale raccolto, mi sono accorta da subito che alcuni libri di testo toccano la questione dell’educazione indigena solo quando si tratta della scoperta del Brasile, lasciando la falsa impressione che gli indigeni in Brasile siano una cosa del passato. Questi libri di testo presentano un essere indigeno (quasi sempre al singolare, ignorando così la diversità etnica) che è rimasto bloccato nel passato; questo ci porta a credere che questi popoli con culture, lingue e forme diverse di organizzazione sociale e politica siano stati eliminati dalle ondate della colonizzazione. Pensare alle popolazioni indigene quasi automaticamente ci rimanda a uno spostamento nel tempo e nello spazio: immaginiamo gli indiani nel passato o in qualche angolo recondito di foresta amazzonica. Al contrario, è palese che gli indigeni in Brasile non hanno vissuto solo nel periodo coloniale, come alcuni libri ci fanno pensare. Gli indigeni ci sono anche oggi, sono parte integrante della società brasiliana e i loro problemi sono uguali a quelli di molti altri brasiliani: come quello di avere il diritto all’istruzione, di decidere il loro destino e partecipare alle decisioni che li riguardano.  Questa richiesta, di uscire dal silenzio e far sentire finalmente le loro voci, è frutto di una lunga storia che ora ci accingiamo a scoprire.

Il Brasile, sin dall’origine della sua “scoperta” da parte del Portogallo, ha subito le conseguenze del processo di colonizzazione anche in ambito educativo[1].  Conosciuto mondialmente per la sua diversità culturale dovuta alla storica mescolanza di popoli di tutto il mondo, vedremo, attraverso queste pagine, che questo grande Paese non ha però sempre presentato una buona convivenza tra le varie culture ed etnie, e i conflitti razziali sono stati da sempre molteplici. Si può affermare che la lotta per l’educazione delle popolazioni indigene in Brasile è nata nello stesso istante in cui i portoghesi hanno capito che si trovavano in una terra non totalmente disponibile.

Da qui una domanda importante: com’è avvenuto questo primo processo educativo delle popolazioni indigene in Brasile? In che misura le prime scuole in terre brasiliane hanno cercato di conoscere, rispettare e valorizzare nella loro pratica politico-pedagogica questo tipo di azione pedagogica tradizionale? Attraverso questo lavoro, cercheremo di capire questo processo storico e osserveremo come la storia dell’educazione in Brasile ci dimostrano il Paese ha sempre discriminato nell’istruzione le popolazioni indigene. Cambiare questa realtà è stata da sempre una necessità che ha spinto la molteplicità di etnie presenti in Brasile, nelle varie fasi della storia, a cercare nuove vie per la costruzione di una pratica educativa che riconosca l’essere umano completo in sé, capace di vivere in armonia con se stesso, con gli altri e con la natura.

La storia dell’istruzione indigena in tutto il territorio brasiliano, ovviamente, è strettamente legata all’arrivo dei primi coloni con i primi insediamenti nello Stato del Brasile. A tal proposito, la prima parte di questo lavoro ripercorre quelle che sono le prime organizzazioni dello Stato brasiliano responsabili dell’istruzione formale degli indigeni, che è stata esclusivamente in mano agli educatori missionari, che sbarcando in Brasile, con la missione di convertire alla fede cattolica i nativi, hanno portato i propri metodi pedagogici, ed in questo processo l’alfabetizzazione era il cammino più sicuro per la catechesi del nuovo popolo scoperto dai portoghesi[2].

La seconda parte del lavoro invece evidenzia il periodo storico in cui tutta la organizzazione responsabile per l’istruzione formale degli indigeni passa in mano allo Stato. Arriviamo al momento storico in cui l’istituzione delle scuole nelle comunità indigene del Brasile prende una nuova direzione. Avviene, infatti, la statalizzazione dell’educazione, periodo in cui si verifica, da un lato, lo smantellamento di tutta la struttura dell’insegnamento fino ad allora in vigore, dall’altro, professori laici iniziano ad essere ammessi nelle “classi regie”, nel tentativo di far sì che l’educazione fosse assunta totalmente dallo Stato[3]. Avendo presente che da sempre la caratteristica fondamentale dei movimenti indigeni non si fonda sulla richiesta di potere, bensì sui diritti, osserveremo come il processo dell’educazione istituzionalizzata delle popolazioni indigene si affaccerà al Novecento avendo fatto passi da gigante e avrà gettato le basi per raggiungere l’importante traguardo del diritto degli indigeni all’educazione tradizionale, basata sui problemi reali dall’intera comunità e collegata con il curriculum formale.

Concluderemo questo lavoro, dunque, con gli anni in cui il Brasile inizia a dare voce e autonomia, in ambito scolastico, anche alle diverse minoranze etniche presenti nel Paese. Infatti, sarà nella parte finale di questo articolo che verrà esposto il quadro dell’attuale organizzazione dello Stato brasiliano responsabile per l’istruzione formale degli indigeni. Seguiremo questo processo attraverso i passi compiuti da un’etnia in particolare: gli Xukuru do Ororubá, gruppo indigeno che abita nel comune di Pesqueira, Stato di Pernambuco. È questo popolo indigeno che oggi, insieme a tante altre minoranze etniche del territorio brasiliano, ha raggiunto l’importante traguardo di avere un’educazione indigena differenziata nelle proprie scuole, che è poi culminata con l’organizzazione, nel 2005, del proprio Progetto Politico Pedagogico delle Scuole Xukuru do Ororubá, dando particolare attenzione al curriculum e alla propria politica come affermazione etnica del suo popolo. La popolazione Xukuru do Ororubá cerca inoltre in Paulo Freire, uno dei più grandi pedagogisti del Novecento, la base teorica-metodologica per realizzare l’analisi del contenuto di un processo educativo, critico e trasformatore della realtà prossima agli individui. L’utilizzo di una metodologia di ricerca qualitativa e una ricerca bibliografica in lingua portoghese, con successivo lavoro di traduzione, mi hanno permesso di effettuare quest’analisi degli avvenimenti e dei cambiamenti delle diverse istituzioni educative dello Stato e dell’affermazione degli indigeni, all’interno dello spazio della società brasiliana, con l’obiettivo di contribuire a una riflessione storica dentro e fuori lo spazio educativo[4].

Il materiale presentato in queste pagine si basa, inoltre, sui dati raccolti durante un mio soggiorno nella riserva Xukuru do Ororubá, avvenuto dal 15 dicembre 2015 al 13 gennaio 2016. Durante la mia ricerca partecipativa sul campo ho avuto l’occasione di intervistare i genitori, gli alunni, la coordinatrice scolastica e cinque insegnanti Xukuru do Ororubá. Questa ricerca su questa popolazione indigena ci consente di conoscere meglio le loro tradizioni orali e di avere una conoscenza più profonda della storia vissuta e narrata da questa etnia[5].

Il testo rappresenta un modesto contributo teso a prendere per mano soprattutto coloro che hanno a cuore l’educazione accompagnandoli nella scoperta e nell’approfondimento della conoscenza del Brasile dal punto di visto dell’educazione, alla luce della colonizzazione europea, spesso poco conosciuto.

 

Navigando nella storia dell’educazione indigena in Brasile: l’educazione nel periodo coloniale

 

La storia dell’educazione delle popolazioni indigene in Brasile è strettamente legata all’arrivo dei primi coloni, che avevano lasciato le loro terre in cerca di fortuna in questo “nuovo mondo”. Al tempo della scoperta del Brasile è toccato ai missionari religiosi, ai viaggiatori e ai nobili, provenienti da Portogallo, Francia e Olanda fare da cronisti della vita nel “nuovo mondo” che scoprirono. Le loro relazioni sono state poi illustrate da numerosi artisti che hanno lasciato suggestivi dipinti all’immaginario europeo. È già da questi primi insediamenti che si vedono sorgere le prime attività educative delle popolazioni indigene in Brasile. Infatti, l’istituzione delle prime scuole nelle comunità indigene del Brasile è contemporanea al consolidamento dell’impresa coloniale stessa.

Lopes da Silva[6] fa notare che la colonizzazione del Brasile fu molto diversa rispetto a tutte le altre che il Portogallo aveva intrapreso fino ad allora, solitamente impostate sullo scambio, sullo sfruttamento commerciale o, comunque, sulla scoperta di nuovi mercati. Avvenne in modo molto lento, perché il Portogallo, allora all’apogeo della prosperità, non si curò molto della sua nuova conquista, pur impedendo che altri ne traessero profitto. La nuova colonia richiedeva un impegno politico completamente nuovo, il Brasile e la popolazione indigena che vi abitava si presentavano come qualcosa d’inesplorato, senza alcuna attività sociale già strutturata. La loro era una società primitiva, secondo gli europei completamente disorganizzata, così che lo scontro culturale fu fortissimo.

Solo nel secolo XVI il Re João III vide che non bastava governare il Brasile, bisognava fare in modo che gli indigeni del Brasile divenissero capaci di integrarsi nella civiltà europea. A tale scopo il Re, fervente religioso, chiese l’aiuto della Compagnia di Gesù. La prima missione arriverà nel 1549, capitanata da Manuel de Nobrega, che resterà poi sempre il cervello e il fautore politico della catechesi, mentre colui che ne sarà il poeta e l’apostolo morale è José de Anchieta che raggiunse successivamente la terra di Vera Cruz.

 

Le prime scuole indigene

 

Per tutto il periodo del Brasile coloniale, le organizzazioni per l’istruzione formale degli indigeni sono interamente sotto la responsabilità dei missionari cattolici, dal 1549 al 1757 principalmente in mano ai padri gesuiti, che sono stati legittimati e sostenuti dalla Corona portoghese e dagli amministratori locali[7]. Quindi, i primi passi di un processo di istruzione indigena nel Brasile coloniale sono stati mossi per delega esplicita della Corona portoghese e con l’istituzione di strumenti ufficiali. L’educazione indigena ancora non era considerata un valore socialmente importante, ma serviva solo come mezzo per favorire la dominazione della colonia attraverso l’acculturazione dei popoli nativi.  Per questo motivo si stabilì in Brasile una stretta alleanza fra la Corona portoghese e la Chiesa[8], e l’alfabetizzazione era il cammino più sicuro per la catechesi eper facilitare la colonizzazione portoghese, mediante la conversione indigena; inoltre uno degli obiettivi dell’educazione gesuitica era quello di contenere l’avanzamento dei protestanti con la cosiddetta Contro-Riforma. Per raggiungere tali obiettivi era necessario alfabetizzare coloni, schiavi neri e indigeni[9]. E così, sotto l’influenza di questi missionari, l’istruzione di tutta questa nuova terra scoperta da Pedro Alvares Cabral, prese man mano un indirizzo prettamente lusitano[10].

A questi religiosi lusitani in terra brasiliana furono affidate le prime scuole indigene e l’amministrazione dei loro villaggi. Inizialmente, i missionari percorrevano i villaggi in cerca soprattutto dei culumim,[11] per insegnare loro a leggere, scrivere e far di conto. Questi primi maestri andavano a strappare alla vita della selva il piccolo selvaggio, ancora immaturo e non formato, che aveva sentimenti ed inclinazioni imprecise.

Per facilitarsi il compito, i missionari impararono il tupi-guaraní, la lingua franca degli indigeni brasiliani. Questa lingua, formatasi tramite la collaborazione fra il padre missionario e il culumim, costituì il primo nucleo di relazione sociale fra le due etnie. Più tardi, l’idioma portoghese prevalse sul tupi-guaraní, diventando, accanto a questa lingua popolare, la lingua ufficiale del Brasile.

Questi primi maestri degli indigeni erano così, al contempo, docenti e discepoli e i bambini a loro volta si trovavano a fare da discepoli e da maestri. In questo primo periodo l’educazione dei missionari lusitani portò l’influenza di un sistema educativo e morale uniforme su un organismo ancora plasmabile, plastico, senza ossa, come la società brasiliana del periodo coloniale dei secoli XVI e XVII[12].

Prima dell’arrivo dei missionari, le popolazioni indigene svolgevano una vera e propria educazione morale e tecnica del culumim nelle loro ocas[13]: era là che venivano trasmessi i misteri più sottili della tecnica della costruzione, caccia, pesca, guerra, canto e musica. Al contatto con i più vecchi, ci si impregnava delle tradizioni della tribù. Era un processo rapido e intenso di educazione.

L’indigeno, ovviamente, non conosceva la scrittura, ma conservava e custodiva tutto nella memoria collettiva. Ricordava le leggende, i canti, le storie e le tradizioni antiche e, ciò che più meraviglia, conosceva e ricordava i nomi di moltissime piante e animali[14].

Per questo motivo l’interesse dei missionari e la loro speranza del successo del loro operare si trovava soprattutto nei bambini che, credevano, una volta separati dai genitori, avrebbero potuto essere formati ad una nuova vita, secondo il modello europeo. Era ai bambini che i religiosi dedicavano la maggior parte del loro lavoro educativo. Afferma Ribeiro[15], che il sistema educativo adottato nell’opera di formazione consisteva nel prendere in cura questi bambini già dalla tenera età, prima che contraessero le abitudini della vita selvatica, e nel dare loro una educazione cristiana. Il processo d’incivilimento dei padri consistette, principalmente, in questa inversione di ruoli: il figlio educò il padre, il bambino servì di esempio all’uomo adulto.  Si può dire che questo fu l’asse portante della loro attività missionaria.

Le scuole dei villaggi missionari accoglievano, oltre ai bambini indigeni, anche i bambini cablocos[16] e i bambini figli dei colonizzatori. Nella sfera pratica, si promuovevano la conversione dei nativi, l’alfabetizzazione dei bambini, l’addestramento degli adulti al lavoro e anche l’organizzazione di gruppi militari per la difesa dei villaggi.

Poiché questi padri spesso non avevano strutture fisse e adatte all’insegnamento, queste prime scuole indigene presenti nelle missioni sono state chiamate volantes[17]. Lentamente sono stati definiti due ambienti distinti dove i gesuiti insegnavano: le così dette “case” – per la dottrina degli indigeni non battezzati – e i collegi, che ospitavano ragazzi portoghesi, meticci e indigeni battezzati. Nei collegi l’istruzione aveva un carattere più completo ed era rivolta alla formazione dei predicatori che avrebbero aiutato i gesuiti nella conversione di altri indigeni. Quindi la vita nei collegi dei padri costituì un processo di coeducazione delle due etnie e di reciprocità culturale tra i figli della terra e i bambini dei colonizzatori[18].

Nel corso dei primi due secoli i collegi ed i seminari dei religiosi furono i grandi focolai d’irradiamento dell’educazione in tutto il Brasile. I missionari gesuiti, francescani e carmelitani furono gli educatori della primitiva società brasiliana. Essi costruirono e diressero le prime scuole, e ci lasciarono scritti e carte geografiche che sono documento importantissimo ed unico, fonte preziosa di studio del passato brasiliano, e segnano il cammino vittorioso della civiltà europea, o meglio latina, in quelle terre feconde, destinate ad accogliere, dopo secoli, le energie migliori di queste genti.

Va segnalato comunque che, durante gli anni di servizio educativo prestato dai missionari in terra brasiliana, tutta l’azione pedagogica fu segnata dall’assenza di discussione dei contenuti e all’interno delle aule era rigorosamente assente il pensiero critico[19]. Infatti, l’insegnamento praticato da questi primi educatori era incentrato sulla catechesi, ed era totalmente strutturato senza tener conto dei principi tradizionali dell’istruzione indigena, così come della lingua e cultura di questi popoli.

In tutto quel periodo, compreso tra i secoli XVI e XVIII, è praticamente impossibile separare l’attività educativa dal progetto di catechesi dei missionari, che, per oltre duecento anni, sono stati i principali educatori, durante quasi tutto il periodo coloniale. Loro hanno guidato l’educazione in Brasile fino a che i membri della Compagnia di Gesù, per essere stati accusati di contrastare gli interessi dei colonizzatori e della Corona portoghese, sono stati espulsi dal Brasile per opera del governo portoghese nel 1759. Il che provocò un vuoto enorme nell’istruzione in tutto il Paese, vuoto che non fu mai colmato, nemmeno nei decenni successivi.

 

La politica educativa pombalina

 

Le difficoltà derivanti dall’espulsione dei gesuiti furono molte: scomparvero quegli istituti d’insegnamento che davano alle popolazioni indigene la possibilità di leggere e scrivere. Infatti, nel periodo Pombalino (1750-1777), come afferma Vieira[20], il Marchese Pombal aveva lo scopo di istituire al posto della “istruzione pubblica religiosa”, predominante fino allora, una “istruzione pubblica statale”.  Sono stati creati da Pombal delle amministrazioni dei villaggi indigeni, che miravano a sostituire i missionari con le scuole laiche, che da allora furono esclusivamente a servizio dello Stato. Il radicale cambiamento nell’educazione indigena rappresenta solo un aspetto della politica del Marchese di Pombal per la colonia brasiliana, che è stato rivolto principalmente ad ampliare lo sfruttamento economico e rafforzare la centralizzazione amministrativa.

Ai fini pratici, la Corona ha cominciato a diversificare i suoi partenariati, passando il compito dell’istruzione indigena ad alcuni fazendeiros[21], o addirittura a semplici abitanti delle regioni vicine agli indigeni. L’introduzione di questi agenti “laici” non ha significato però l’emergere di un’istruzione indigena dissociata dalla catechesi. Il processo di civilizzazione e la conversione degli indigeni – associati alla catechesi – hanno continuato ad essere esplicitamente gli obiettivi della scuola. Per arrivare a ciò, Pombal ha promosso la secolarizzazione dell’insegnamento e istituzionalizzato la lingua portoghese come ufficiale, vietando l’uso del tupi-guaraní[22].

È importante notare che, ancora nel secolo XVI, i colonizzatori cominciarono a impiantare il sistema patriarcale di colonizzazione portoghese del Brasile, che era rappresentato dalla fazenda[23] dove si trovava la grande casa padronale. In quell’epoca, la grande casa della raffineria di zucchero, composta da settori dove si lavorava in stato di schiavitù, costituiva un sistema di lavoro e di vita sociale, nonché religiosa, divenendo anche vera e propria istituzione educativa anche per i bambini indigeni brasiliani.  La casa padronale non fu soltanto fortezza e ospizio, ma entro le sue grosse pareti, sotto tegole o mosaici, i maestri di scuola e i cappellani, dopo la partenza dei gesuiti, divennero i responsabili principali dell’educazione dei bambini.

Queste scuole laiche in tutto il paese, in una prima fase, non produssero grandi miglioramenti per la formazione degli indigeni, a causa del metodo d’insegnamento precario dovuto anche alla mancanza di formazione degli insegnanti. Anche se le scuole statali puntavano ad impegnarsi anche nell’istruzione dei popoli indigeni, il risultato raggiunto non è stato mai positivo. Continuamente privo di risorse, il progetto di Pombal è finito per coinvolgere maestri che non avevano alcuna preparazione o interesse di istruire e proteggere gli indigeni. Le loro attuazioni nelle scuole presenti anche nei villaggi indigeni in tutto il Paese finirono per generare risultati diametralmente opposti alla proposta. Casi di fame, malattie, spopolamento e schiavitù erano permanentemente denunciati. In tali condizioni d’insegnamento, dall’inizio alla fine della riforma pombalina, è predominata una scuola indigena formatrice di produttori agricoli rurali.  In questa concezione dell’educazione era presente, oltre alla trasmissione delle conoscenze, un forte accento sulla civilizzazione.

Nelle scuole laiche, così come già negli antichi villaggi missionari, l’alfabetizzazione ha sempre continuato a cercare di consolidare la sedentarizzazione di queste popolazioni. Si può dire che le scuole dello Stato sono state formate in continuità con il metodo coloniale. La loro modalità di attuazione ha incorporato tecniche missionarie, come la distribuzione di beni e altre attività, quali vestire gli indigeni e insegnare loro a suonare strumenti musicali occidentali. I valori di coraggio, calma e disciplina militare nelle spedizioni fanno eco alle classiche immagini degli esploratori pionieri. Le divisioni amministrative sono state organizzate conformemente alle varie fasi del passaggio dall’isolamento alla civiltà: attrazione, pacificazione, sedentarizzazione e integrazione. Questa struttura conserva le somiglianze con il percorso svolto anche dai villaggi missionari formati fin dal XVI secolo.

La politica del Pombaline è durata fino al 1798 quando fu revocata da una lettera Reale con il pretesto che essa aveva fallito nei suoi scopi[24]. Infatti, logicamente le misure prese dal marchese di Pombal non sortirono alcun effetto positivo. Pedagogicamente, questa nuova organizzazione rappresentò un arretramento tanto che l’istruzione indigena brasiliana all’inizio del secolo XIX era ridotta praticamente a nulla.

 

Brasile Impero

 

Nel periodo del Brasile Impero, cambia ancora il fondamento delle scuole indigene del Brasile. I missionari sono stati reintrodotti ufficialmente nel territorio brasiliano per gestire i villaggi indigeni e la loro istruzione formale.

Nel XIX secolo è sorto un nuovo dibattito, circa l’umanità, o meno, degli indigeni del Nuovo Mondo. È il secolo in cui c’è stata grande enfasi, nel dibattito scientifico, su quel che riguarda la classificazione degli indigeni in termini d’evoluzione, dando molta importanza ad un concetto focale come quello di razza. Questa è stata una questione centrale per il destino dell’educazione degli indigeni, poiché ha coinvolto due atteggiamenti politici contraddittori, sottolineando ora gli sviluppi pedagogici, ora le pratiche repressive e militari (una volta che erano concepite come in via di estinzione). Alcuni scienziati hanno postulato la decadenza (degenerazione) dei popoli dell’America; tra i principali rappresentanti di questa concezione, negli studi e nei dibattiti avvenuti in Brasile va annoverato lo studioso Francisco Adolfo Varnhagem, che ebbe grande influenza sul pensiero brasiliano dell’epoca[25].

Così, l’obiettivo principale dell’Istruzione degli Indigeni era l’acculturazione, che si basava su presupposti scientifici dell’evoluzionismo unilineare. Gli indigeni sarebbero dovuti essere incorporati nella nazione, ma per farlo, i metodi utilizzati questa volta sarebbero dovuti essere quelli pacifici. In questa traiettoria si sono aperte nuove fonti di attività economica e sono maturate nuove istituzioni educative.

Negli anni successivi, con l’instaurazione e il consolidamento del regime repubblicano, lo Stato sistemerà una politica indigena con la chiara intenzione di cambiare l’immagine del Brasile attraverso la società nazionale e mondiale. Gli organi governativi sono stati creati con le funzioni di aiutare gli indigeni e proteggerli contro lo sfruttamento e l’oppressione e di gestire le relazioni tra le popolazioni indigene e i non indigeni e gli altri organi di governo. Questo fu un momento cruciale per tutta la storia dell’istruzione indigena brasiliana, in particolare per la ristrutturazione sociale del Brasile.

Rimane comunque il fatto che nel periodo Imperiale, non ci sono stati grandi cambiamenti nell’obiettivo e nella pratica educativa delle scuole rivolte ai popoli indigeni. La meta da raggiungere rimaneva quella dell’integrazione nella società nazionale, la preparazione al lavoro, utilizzando la catechesi come strumento di divulgazione dei valori che giovavano all’economia nazionale.

Finalmente, intorno al 1808, iniziò una nuova era per la storia dell’educazione indigena in Brasile. Con la venuta della famiglia reale dal Portogallo, profuga in seguito all’invasione da parte delle truppe napoleoniche, il Brasile divenne sede dell’impero[26]. L’arrivo della Corte Portoghese in Brasile ha segnato l’inizio di un’inedita offensiva contro i popoli indigeni. Con l’avvento dell’impero, nel 1822, il panorama dell’istruzione indigena nei suoi aspetti generali, ha elaborato il Progetto Costituzionale, subito dopo la Dichiarazione d’Indipendenza, e ha proposto esplicitamente la creazione di strutture per la catechesi e il processo di civilizzazione degli indigeni. Nel 1834, la competenza dell’offerta della formazione indigena è stata attribuita alle Assemblee Provinciali, in modo che venisse promosso in concomitanza con le Assemblee e i Governi Generali. Così rimase fino all’inizio del XX secolo quando ci fu invece un riconoscimento dell’esistenza di indigeni da parte dello Stato brasiliano e l’istruzione “indigena” ha iniziato a prendere un’altra direzione, anche se il Brasile ha comunque continuato a subire l’influenza del Portogallo in materia di educazione. Così, l’educazione e la cultura indigena ebbero un nuovo impulso.

 

La Prima Repubblica

 

Nel 1889 venne proclamata la Repubblica Federativa Brasiliana, all’insegna del decentramento dei poteri ai singoli Stati, capace di garantire una maggiore indipendenza nella gestione delle risorse. La proclamazione della repubblica ha portato in luce una radicalità di sentimenti di simpatia verso l’indigeno, mai vista, né prima né dopo, nella storia del Brasile[27].

L’abolizione della schiavitù[28] del 1888 produsse il primo, profondo scossone nella struttura del sistema. All’interno di questi mutamenti si è collocata anche l’educazione indigena.

Il rinnovamento educativo ha dato un volto sempre più ricco all’educazione in Brasile. Nel primo Novecento, nonostante variazioni di programmi e di piani di studio, l’ordinamento della scuola brasiliana si è modellato su quello di altri Paesi, d’Europa prima, d’America in un secondo momento. L’itinerario di questa maturazione è stato complesso, ha toccato molti ambiti e seguito molte vie, tra le quali l’avventura dell’attivismo, tecnicismo e produzione, che hanno inaugurato un nuovo modo di pensare l’educazione indigena in Brasile.

 

Gli inizi della tutela indigena

 

All’inizio del Novecento in Brasile finalmente il nativo acquisisce un valore positivo nel dibattito sul carattere nazionale, che non aveva avuto fino ai decenni precedenti; gli indigeni non saranno più razzialmente inferiori, ma culturalmente differenti, una differenza apprezzata, inglobata nella cultura nazionale, ma colta su un piano gerarchico e naturale. Da questo momento in poi la storia delle popolazioni indigene in Brasile prende un’altra direzione. L’adattamento alla “modernità” e il contatto con “l’altro” hanno formato una congiuntura in cui i popoli indigeni hanno dovuto ridefinire, molte volte, in un breve lasso di tempo e sotto forte pressione, le loro pratiche culturali. In questo contesto di ricreazione e socializzazione della cultura indigena si affermano nuove identità, costruite attraverso l’esperienza condivisa dalla discendenza indigena e dal contatto con questo nuovo contesto.

L’istruzione nelle scuole indigene inizia a instaurarsi dentro una prospettiva popolare di riscatto culturale, che mira a rafforzare la loro identità e a mantenerla. Le scuole indigene in Brasile hanno avuto poi un nuovo significato e acquisito una nuova direzione, come mezzo per garantire l’accesso alla conoscenza generale, senza negare le specificità culturali e l’identità di questi gruppi. Tutte le minoranze etniche in Brasile hanno iniziato a scrivere in quel periodo nuove pagine della propria storia[29].  Infatti, nel XIX secolo, per la prima volta nella storia del Brasile, lo Stato inizia a riconoscere l’identità dei popoli indigeni con i loro costumi, le loro tradizioni e il diritto di un’educazione differenziata; occorreva la “resurrezione” di tanti popoli autoctoni, mettendo in atto, in varie regioni del Brasile, diverse esperienze in relazione ai progetti educativi specifici per la realtà socio-culturale e storica di certi gruppi indigeni, che praticano l’interculturalità.

Dall’inizio del Novecento, in Brasile, si è data particolare attenzione agli aspetti della politica indigena adottati ufficialmente e la creazione di organi statali incaricati della gestione della “questione indigena” ed anche degli strumenti giuridici[30]. Le iniziative di questi organi hanno contribuito a importanti cambiamenti nella visione che la società nazionale e lo Stato brasiliano avevano dei popoli indigeni e dei loro diritti[31]. Si è molto sviluppato il processo dell’organizzazione del popolo nell’attualità. Abbiamo visto precedentemente come in Brasile il processo d’istruzione dei popoli indigeni ha avuto inizio nel secolo XVI. È solo negli ultimi anni, a causa dell’affermazione politica e culturale, che la scuola per le popolazioni indigene è stata ri-significata.  Soltanto nel secolo XX questi popoli hanno cercato di far sentire le loro voci con l’organizzazione e mobilitazione dei popoli indigeni, gli autoctoni hanno incominciato a esigere e proporre una formazione differenziata che soddisfacesse le loro aspettative e la valorizzazione della loro cultura. Questi popoli indigeni volevano che i loro diritti conquistati fossero rispettati, senza con ciò perdere le opportunità di una formazione pedagogica, in modo da non rappresentare strategie di dominio, come in passato, e superando i pregiudizi presenti [32].

Il diritto di imparare è uno dei diritti fondamentali dei bambini di tutto il mondo. Il diritto a un’educazione differenziata, che rispetti la lingua, le tradizioni, la mitologia, la religione, l’intera cultura indigena, è diritto sancito dalla costituzione brasiliana. Nella riserva degli Xukuru do Ororubá questo sogno è vivo in ogni villaggio: un’attività scolastica di scuole differenziate per bambini indigeni dove si rispettano le tradizioni, s’insegna la lingua madre, si educa a riflettere sulla propria specificità, per prepararsi al futuro e per sapersi difendere. Ora, cercheremo di capire in qual modo gli Xukuru do Ororubá hanno seguito la direzione dell’educazione differenziata e come essa viene condotta dall’insieme degli educatori indigeni in quell’etnia.

Il gruppo indigeno Xukuru do Ororubá abita nel comune di Pesqueira, Stato di Pernambuco. Gli Xukuru do Ororubá parlano soltanto il portoghese, ma conoscono circa 800 parole del dialetto della loro lingua indigena primitiva. Contano una popolazione di 12.139 individui, distribuiti in 24 villaggi, occupano un’area di 27.555 ettari, e, nel nucleo urbano di Pesqueira, abitano approssimativamente 200 famiglie indigene, nel quartiere chiamato Xukuru. Possiedono una lunga storia che attraversa molte migliaia di anni prima della conquista dei portoghesi, il che significa che loro hanno una conoscenza genuina della loro realtà, che ha permesso loro di vivere e sviluppare antiche civiltà equivalenti a qualsiasi altra civiltà umana.

Le scuole degli Xukuru do Ororubá, prima di passare in mano allo Stato, erano gestite da politici locali che erano collegati alle perenni dispute con i popoli indigeni per le terre[33]. Per questo motivo, non vi era alcun interesse da parte di queste autorità politiche a rendere migliore queste scuole, tanto meno, la formazione degli Xukuru do Ororubá. Questa contestazione era una battaglia costante in tutto il Brasile, anche da parte di altri popoli. In Brasile, si lottava per un controllo continuo da parte dello stesso popolo indigeno per la loro educazione, la scuola, come istituzione favorevole e non colonizzatrice. Questi popoli indigeni in Brasile oggi incorporano l’istruzione scolastica nel proprio progetto di vita, come luogo di rafforzamento dell’identità etnica ma anche per la formazione dei “guerrieri”. Il termine guerriero qui indica tutti quei soggetti che lottano per la terra, per i diritti sociali, il rafforzamento delle identità indigene e operano direttamente nella vita del popolo.

 

Una scuola per formare guerrieri

 

Se l’istruzione scolastica indigena orientata verso gli indigeni è antica, secolare, la discussione sul suo adattamento alla realtà indigena prende forma a partire dagli anni  Settanta, quando specialisti di vari settori, in particolare antropologi, linguisti e pedagoghi, hanno cominciato ad assistere nella costruzione di progetti educativi alternativi in alcune scuole indigene e i movimenti indigeni cominciano a rivendicare, più ampiamente, il riconoscimento dei loro diritti, incluso quello di avere una scuola formale di qualità. Questa mobilitazione crescente guadagna sostegno giuridico nella Costituzione del 1988[34] o addirittura già nell’Assemblea Costituente, quando gli indigeni e i loro alleati fanno passare articoli specifici che regolamentano i diritti differenziati degli indigeni.

Figura 1. Preparazione degli studenti per il rituale Fonte: Maria Gerlandia De Oliveira Aquino, 2016.

Forti delle conquiste dei loro diritti ad avere le proprie scuole indigene differenziate a livello nazionale, regionale e locale, i popoli indigeni, in tutto il territorio nazionale, hanno cominciato a incrementare nuove fonti di conoscenze all’interno della propria gente, aprendo strategie nuove d’organizzazione, di esperienze nello spazio di vita per poter così esercitare la loro autonomia e potenziare le proprie conoscenze collettive. Bisogna sottolineare che questo processo ha cominciato a guadagnare notorietà principalmente attraverso il metodo di Paulo Freire, che mirava a un adeguatamento dell’educazione al contesto che presentava la specificità delle popolazioni indigene.

Ma la domanda per queste popolazioni era: come trasformare l’antica scuola coloniale dei bianchi di cinquecento anni in una scuola promotrice di culture, di lingue, di tradizioni e dei diritti indigeni in dialogo con altre culture, conoscenze e valori? I diritti garantiti per legge rappresentano un’importante conquista storica delle popolazioni indigene, frutto di molte lotte e sacrifici. Considerando l’importanza data al contesto dell’insegnamento indigeno, gli insegnanti dell’etnia degli Xukuru do Ororubá hanno trovato in Freire le basi teoriche e metodologiche relative all’ istruzione per la loro cultura. Infatti, per gli Xukuru della collina do Ororubá, la scuola è intesa sopratutto come spazio in una dimensione relazionale. Hanno colto la proposta di Paulo Freire, promotore di una proposta di pedagogia alternativa e uno dei primi esponenti dell’educazione popolare e sostenitore di una educazione per il popolo centrata nella cultura di massa. Mai nella storia brasiliana, prima di Freire, si è parlato tanto di una formazione volta alla cultura, concepita dentro una prospettiva consapevole e umanitaria. La pratica degli insegnanti volta all’educazione indigena ci porta a questa proposta di educazione popolare di Freire. La prassi freireana, infatti, si riferisce alla riflessione e all’azione degli uomini nel mondo per trasformarlo, permea le aule e rende questi spazi, unici in qualsiasi istituzione scolastica, campo fertile di comprensione e di trasformazione di una determinata realtà, che si fonda sui principi d’interculturalità, specificità e differenziazione. Egli si dedicò a una pedagogia il cui principale protagonista doveva essere “l’oppresso”, attraverso una pratica pedagogica che parte da una chiara scelta etico-umanistica previa: l’amore per l’essere  umano oppresso contro la sua oppressione e in favore della vita e della libertà. Questo essere umano oppresso costituisce la stragrande maggioranza umiliata, marginalizzata ed esclusa dal Brasile, dell’America Latina e del mondo[35]. È oppresso fondamentalmente perché ha interiorizzato dentro di sé l’oppressore che gli toglie la voce, la parola, l’azione autonoma, e la libertà. Questo essere oppresso ha molte facce: è lo sfruttato economico, è il condannato all’ignoranza, è il nero, è l’indigeno, il meticcio, la donna, il portatore di qualsiasi marchio produttore di discriminazione.

L’interesse di questo studioso non è solo specificamente pedagogico, ma la sua proposta e il suo interesse sono volti a suscitare una critica alla situazione sociale per il superamento di modalità non imposte ma individuate dagli stessi oppressi. Saranno proprio questi ultimi, una volta che non si sentiranno più culturalmente e ideologicamente succubi degli oppressori, a cercare di recuperare e restaurare la loro umanità e con essa anche quella dei loro nemici[36]. Per il raggiungimento di questo fine occorre superare l’educazione tradizionale, centrata sul maestro e che richiede all’alunno un atteggiamento passivo. L’educazione deve invece essere fondata sul dialogo educatore-educato in quanto entrambi diventano co-autori e soggetti dello stesso processo in cui crescono e si formano insieme. Per Freire, la formazione diventa un’educazione dialogica con l’alunno, con le famiglie e con il contesto socio-culturale con un rapporto orizzontale che stimola la reciprocità, rende consapevoli del proprio essere e trasforma le relazioni educative, infrangendo i muri della scuola per imparare ad andare fuori, oppure aprire le porte della scuola per far entrare la cultura e la conoscenza tipica della propria etnia. Le scuole degli Xukuru do Ororubá, hanno colto questa sfida di Freire, che viene considerato uno dei più grandi pedagogisti del Novecento.

Dalle pagine precedenti risulta chiaro il fatto che le società indigene in Brasile hanno resistito lungo tutto il periodo in cui si cercava di omologarle ai modelli europei.  Hanno cercato di riscattare la loro storia e la loro cultura, ma era necessario che si potessero fornire delle opportunità affinché anche il lavoro pedagogico, all’interno delle loro scuole, potesse funzionare sempre meglio.

 

L’istruzione differenziata per i popoli Xukuru do Ororubá

 

La formazione differenziata, per il popolo Xukuru do Ororubá, è il modo in cui la cultura viene organizzata come pratica pedagogica, attraverso le esperienze accumulate durante il periodo della vita tra le persone e l’ambiente fisico e sacro. È un lavoro di continuo adattamento al gruppo specifico. Questa differenziazione, attraverso la congiunzione di ciò che accade nella vita interna del gruppo e nella vita esterna, è significativa per sviluppare nuove strategie su come affrontare i problemi, rafforzando l’identità etnica e l’identità del gruppo, attraverso la scuola. In questo processo, d’istruzione indigena differenziata, è l’intera comunità educante che spontaneamente trasmette alle nuove generazioni le conoscenze proprie, in cui lo spazio di lavoro è il quotidiano della comunità.

Per questi nativi brasiliani la memoria tradizionale è sempre in grado di aggregare nuove informazioni e non è una memoria passiva. Ad esempio, un atteggiamento diverso si ha durante i loro rituali sacri come la presentazione della danza del Toré[37], che ha avuto la funzione di legittimazione della loro “indianità”. Infatti, la danza, la musica e la cultura, che in generale venivano limitate agli appartenenti ai loro gruppi sociali, oggi in questa festa sono aperte a tutti. Anche all’interno delle aule, ci sono dei momenti in cui si cerca di rivivere qualcosa di tipico della cultura, come il momento del Toré. In tutte le scuole della riserva, le lezione inizia con il passo del Toré perché è ritenuto una forma di preghiera, di ringraziamento, che vengono rivissuti anche al di fuori del contesto insieme all’intera comunità.

Danza del Toré – Fonte: Maria Gerlandia De Oliveira Aquino, 2016.

Per la costruzione della conoscenza, all’interno di un gruppo educativo, è necessaria la partecipazione delle persone al processo formativo. Queste conoscenze non sono sinonimi di trasferimento di conoscenza, ma un atto dinamico e permanente del processo di scoperta e di conoscenza della realtà. Oggi questa etnia possiede un’educazione differenziata, basata sui problemi reali e sentiti dall’intera comunità, e collegata con il curriculum formale, che si è rivelata nelle scuole Xukuru do Ororubá, come una risposta di lavoro educativo valido ed efficiente, capace di affrontare i problemi legati alla marginalizzazione delle minoranze indigene nei contesti di un’educazione depositaria, secondo il modello egemonico. Gli Xukuru do Ororubá, come soggetti integranti e partecipanti, costruiscono conoscenze basate sulla realtà in cui vivono, mantenendo i valori dei loro antenati, ma scoprono ed elaborano congiuntamente altre conoscenze e idee, com’è il caso dell’organizzazione dei propri insegnanti indigeni.

 

L’educazione indigena nelle scuole Xukuru do Ororubá

 

Una scuola primaria Xukuru – Fonte: Maria Gerlandia De Oliveira Aquino, 2016.

L’educazione indigena si riferisce alla scuola fatta propria dalle popolazioni indigene per rafforzare i loro progetti socioculturali e spianare le strade per l’accesso ad altre conoscenze universali, necessarie ed auspicabili al fine di contribuire alla capacità di rispondere alle nuove esigenze generate dal contatto con la società globale.

Anche questa popolazione indigena brasiliana ha cercato in vari modi e in diverse forme e in vari spazi il diritto all’autodeterminazione. Le loro conoscenze indigene rispondono alle proprie necessità e desideri. Gli Xukuru do Ororubá organizzano il loro sapere a partire dalla cosmologia ancestrale che garantisce e sostiene la possibilità della vita. La base primordiale è la natura/mondo. È la cosmologia che stabilisce i principi guida e i presupposti basici dell’organizzazione sociale, politica, economica e religiosa. Secondo loro le virtù e i valori sono definiti sin dalla creazione del mondo, ma è compito dell’uomo produrre le condizioni reali e effettive. Le conoscenze indigene sono essenzialmente soggettive ed empiriche, quindi anche prive di metodi e di dogmi chiusi e assoluti, e sono garantite dai risultati concreti che si verificano nella loro vita quotidiana.

Cerimonia di consegna diplomi di maturità 2015.Fonte: Maria Gerlandia De Oliveira Aquino, 2016.

Vediamo che una delle caratteristiche peculiari della scienza indigena riguarda l’accesso alle conoscenze che sono pubbliche e accessibili a tutti, anche se sono rispettate le competenze individuali e le competenze di gruppi in certe specializzazioni, come quelle di dominio del Pajé[38]. La diversità della conoscenze è condizione di socialità. Inoltre, si basano sulle dimensioni dello spirito e del corpo, senza il primato dell’uno o dell’altro. La natura, e non l’uomo, è la fonte di tutte le conoscenze. Spetta all’uomo svelarla, capirla, accettarla e contemplarla. Il metodo preferenziale delle scienze indigene è la visione della totalità del mondo. L’individuo deve cercare di capire e conoscere al meglio il funzionamento della natura, non per dominarla e controllarla, ma per seguire e rispettare la sua logica, i suoi limiti e potenzialità a beneficio della propria vita in quanto essere privilegiato nella creazione. La conoscenza è più che voler creare, è sapere fare, basato in conoscenze accumulate nel corso della vita.

 

Conclusioni

 

Ritengo importante mettere in evidenza alcune riflessioni pedagogiche sul tema affrontato, a fronte del lavoro fatto. Abbiamo visto come l’istruzione formale delle popolazioni indigene in Brasile ha una lunga storia, quanto il contatto tra gli indigeni e gli europei, e che da sempre l’alfabetizzazione e l’istruzione formale hanno avuto un ruolo importante in questi rapporti tra l’indigeno e l’uomo bianco.

Possiamo concludere dicendo che nei primi secoli di storia dell’istruzione formale indigena, non è possibile denominare una vera scuola indigena, visto che essa presuppone un certo livello di partecipazione e protagonismo indigeno. In un primo momento, il progetto educativo era della Chiesa, soprattutto affidato ai missionari, la relazione educativa era prettamente verticale: dei bianchi per gli indigeni, cioè i bianchi sono i veri proprietari agenti della scuola che impongono processi educativi secondo i loro interessi. Era un contesto di un’educazione depositaria, secondo il modello egemonico.

In un secondo momento, la pratica pedagogica rimarrà in mano allo Stato. Infatti, con le scuole laiche, così come già negli antichi villaggi missionari, l’alfabetizzazione ha continuato a cercare di consolidare la sedentarizzazione di queste popolazioni La scarsa alfabetizzazione, il materiale didattico standardizzato e inadeguato di queste scuole dello Stato, non hanno permesso il successo di qualsiasi miglioramento educativo delle popolazioni indigene. Bisogna tener presente che, prima di avviare la fase in cui il Brasile inizia a dare voce e autonomia alle popolazioni indigene anche in ambito scolastico, questo paese ha dovuto superare 300 anni di colonizzazione, 60 di monarchia e 40 di dominio dei latifondisti.

Sarà nel Novecento, che verrà messo in discussione il modello educativo ereditato dall’Impero. Infatti, nel Ventesimo secolo si arriva una terza fase dell’istruzione formale indigena, in cui sono i popoli indigeni stessi ad appropriarsi delle proprie scuole.

Possiamo affermare che per le popolazioni indigene delle terre brasiliane, come gli Xukuru do Ororubá. Le pratiche educative oggi, consentono loro di continuare ad essere se stessi e trasmettere le loro culture attraverso le generazioni tramite una educazione formale differenziata che dà a loro il potere di affrontare nuove situazioni, che fa sì che essi non si dimostrino “persi” di fronte ad avvenimenti per loro completamente inediti. Le popolazioni indigeni hanno dimostrato di sapersi appropriare degli attuali spazi, delle strategie del potere conferito e, attraverso lo sviluppo delle proprie abilità, di essere in grado di conquistare questo luogo chiamato Scuola.

In queste pagine, abbiamo dimostrato come in Brasile nonostante tutti i tentativi di omogeneizzazione nel corso dei tempi, le minoranze indigene hanno resistito contro la scomparsa della loro storia e della loro cultura. E nei giorni nostri le nuove generazioni tentano di amalgamare gli aspetti della tradizione culturali dentro le istituzioni educative e affrontano i vari cambiamenti in cui sono coinvolte per l’intensificarsi dei contatti con la società nazionale e globale. Va ricordato che oltre le popolazioni indigene, sono presenti nel territorio di questo grande paese, altre minoranze etniche come le popolazioni rurali, afro-brasiliane. In questo processo il dialogo interculturale è un elemento fondamentale nel disegno dell’educazione del futuro, non solo per il Brasile. Una educazione interculturale, basata sui problemi reali e sentiti dall’intera comunità, e collegata con il curriculum formale, può rivelarsi nelle scuole, come una risposta di lavoro educativo valido ed efficiente. E può dare le risposte alle sfide educative dove il globale e il locale riconciliati reimparino a costruire il mondo.

 

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Note

 

[1] A. Portugal, R. De Hurtado, Representações culturais da América Indigena, UNESP: Cultura

Acadêmica, São Paulo 2015, p. 266.

 

[2] Dos Santos L. O Índio Brasileiro: o que você precisa saber sobre os povos indígenas no Brasil de hoje LACED Ministério da Educação, Brasília 2006.

 

[3] J. Pinsky, B. Pinsky, História da Cidadania, Contexto, São Paulo 2012.

 

[4] Queste riflessioni riguardano l’istruzione di base, in particolare l’istruzione primaria.

 

[5] W. Aloys, O Regresso: o difícil regresso à mãe natureza. O caso do povo Xukuru do Ororubá, Manufatura, João Pessoa 2002.

 

[6] L. Da Silva, Indios, Ática, São Paulo 1994.

 

[7] R. Henriques, G. Kleber, S. Grillo, A. Chamusca, Educação Escolar Indígena: diversidade sociocultural indígena ressignificando a escolar, Cadernos SECAD, Brasília 2007.

 

[8] D. Ribeiro, O povo brasileiro: a formação e o sentido do Brasil, Companhia das Letras, São Paulo 1995.

 

[9] L. McAlister, Dalla scoperta alla conquista: Spagna e Portogallo nel Nuovo Mondo 1492-1700, Il Mulino, Bologna 1986.

 

[10] P. Lingua, La storia del Brasile: 1500-2000 , ECIG, Genova 2000.

 

[11] Bambini indigeni, termine tupi-guaraní.

 

[12] Freire, P., Padroni e schiavi: la formazione della famiglia brasiliana in regime di economia patriarcale, Einaudi, Torino, 1974.

 

[13] Abitazioni indigene collettive.

 

[14] In Brasile vi è ancora oggi un numero di specie di uccelli maggiore che in tutto il resto del mondo.

 

[15] Ribeiro, D., O povo brasileiro: a formação e o sentido do Brasil, Companhia das Letras, op. cit.

 

[16] Nome dato in Brasile agli individui che sono stati generati dall’unione di un’indigena con l’uomo bianco.

 

[17] Henriques, R., Kleber G., Grillo S., Chamusca A., Educação Escolar Indígena: diversidade sociocultural indígena ressignificando a escolar, op. cit.

 

[18] Ribeiro, B., O índio na história do Brasil. 2. ed., Global, São Paulo 1984.

 

[19] Leite, F., Relações étnico-raciais: um percurso para educadores Vol. 1., EdUFIS, São Paulo, 2012.

 

[20] Vieira, S., Freitas, I., Política educacional no Brasil: introdução histórica, Plano, Brasília, 2003.

 

[21] Proprietari di grandi aziende agricole, più spesso aziende capitalistiche (zucchero, caffè, cotone, ecc.).

 

[22] In Brasile, fino al 1700, anno in cui il re João IV ha vietato di parlare il tupi, il tupi-guaraní era più parlato del portoghese.

 

[23] Grandi proprietari terrieri, latifondisti.

 

[24] Pinsky, J., Pinsky B. História da Cidadania, cit.

 

[25] Vieira, J., Da Rocha A., A presenza indigena na Formação do Brasil, Edições MEC/Unesco, Brasília 2006.

 

[26] De Vega L., Il nuovo mondo scoperto da Cristoforo Colombo, Einaudi, Torino, 1992.

 

[27] J. Pinsky, B. Pinsky. História da Cidadania, cit.

 

[28] Nel 1865 è promulgata la prima legge contro la schiavitù, liberando tutti coloro che hanno compiuto i sessant’anni. Nel 1881 è la seconda legge sugli schiavi: la legge del “ventre libero”. Tutti i nati di donna schiava a partire da quell’anno sono liberi cittadini. Nel 1888 finalmente la campagna abolizionista arriva in porto, con la “legge aurea” che abolisce totalmente la schiavitù.

 

[29] M. Nahandekery, Aldeias Guarani Mbya na cidade de São Paulo, Caixa Cultural, São Paulo 2006..

 

[30] L. Da Silva, Indios, cit.

 

[31] R. Henriques, G. Kleber, S. Grillo, A. Chamusca, Educação Escolar Indígena: diversidade sociocultural indígena ressignificando a escolar, cit.

 

[32] Da parte di tanti in Brasile c’è ancora un’idea generalizzata e errata che i popoli indigeni non hanno alcun tipo di educazione, nulla è più sbagliato che avere un tale pensiero, dal momento che le conoscenze ancestrali vengono trasmesse quotidianamente oralmente di generazione in generazione, consentendo la formazione di musicisti, pittori, artigiani o ceramisti, oltre al fatto che tutti gli indigeni sanno coltivare la terra e conoscono l’arte della caccia e della pesca. Ancora oggi i genitori e i nonni sono responsabili della trasmissione ai loro figli, già dalla tenera età, della saggezza appresa dai loro antenati. Pertanto, i bambini indigeni, già da piccoli, imparano ad assumere le sfide e le responsabilità che consentono loro di inserirsi nella vita sociale e lo fanno, principalmente, attraverso l’osservazione e dalla esperienza empirica e dall’auto riflessione fornita dai miti, storie, feste, cerimonie e rituali realizzati a questo fine. Le popolazioni indigene hanno sempre elaborato proprie modalità di essere, ed è questo che le ha rese diverse da tutte le altre popolazioni.

 

[33] W. Aloys, O Regresso: o difícil regresso à mãe natureza. O caso do povo Xukuru do Ororubá, cit.

 

[34] Câmara dos Deputados, Costituição Da República Federativa do Brasil, Rachel De Vico, 53ª edição, 2018.

 

[35] P. Freire, Pedagogia do Oprimido, Paz e Terra, Rio de Janeiro 2011.

 

[36] Ibidem.

 

[37] Danza sacra indigena.

 

[38] Capo religioso, lo sciamano.