Comprendere erilanciare la politica dal basso
Il Laboratorio Politico della Rete nazionale Freire e Boal

del Comitato Organizzatore del Laboratorio Politico[1]

 

La Rete nazionale Freire e Boal nasce più di dieci anni fa dall’iniziativa dell’associazione “Popoli in Arte” di Sanremo (IM) e della cooperativa “Giolli” di Montechiarugolo (PR), da tempo coinvolti nella pratica dell’Educazione Popolare e del Teatro dell’Oppresso utilizzati come strumenti per la lettura e la trasformazione della realtà. La Rete, dunque, sorge dal desiderio di mettere in relazione persone e gruppi che, in diverse parti d’Italia, fanno di queste prospettive e metodologie un’ispirazione fondamentale del proprio agire personale e comunitario. Da allora, ha dato vita a nove incontri estivi, occasioni per confrontarsi a partire dalle sfide e dalle proposte dei diversi territori, rendendo possibile l’intreccio e la messa in comune di pratiche sociali ispirate al pensiero di Freire e di Boal. Durante l’incontro estivo svolto a Modica (RG) nel 2016, inoltre, è stato assunto l’impegno di organizzare annualmente un Laboratorio per riflettere e potenziare la politica dal basso, considerata un ambito privilegiato di applicazione e reinvenzione dell’Educazione Popolare e del Teatro dell’Oppresso.

Dal 30 novembre al 2 dicembre 2018 si è tenuto a Casaltone, nella provincia di Parma, il secondo Laboratorio Politico, con la partecipazione di diciannove persone, alcune delle quali già membri della rete, provenienti da Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Veneto. Il Laboratorio è partito dalla complessità di questo momento storico in cui, di fronte a un significativo compattamento su posizioni reazionarie, xenofobe e repressive dell’opinione pubblica e dei governi a livello nazionale e internazionale, ci si sente spesso privi di strumenti di analisi e di azione. La sfida è che queste risorse possano essere rintracciate proprio a partire dall’Educazione Popolare e dal Teatro dell’Oppresso, approcci al contempo critici e partecipativi, schierati e in continua evoluzione.

L’ossatura generale del Laboratorio si è basata sul Vedere-Giudicare-Agire, un metodo reso celebre dalla Teologia della Liberazione. A noi, in particolare, interessava soffermarci sui contesti locali in cui siamo impegnati, leggendoli criticamente a partire da tre categorie elaborate da Paulo Freire e reiventate da Augusto Boal: situazione-limite, paura della libertà e inedito-possibile. Per Freire, le situazioni-limite sono gli ostacoli a essere di più, nei quali le donne e gli uomini inciampano nelle loro vite e nella loro realtà sociale. Non è scontato interpretare criticamente le situazioni-limite, che al contrario vengono spesso percepite come barriere che non si vogliono o non si possono superare. Riconoscere le situazioni-limite come temi-problemi che devono essere affrontati esige l’inserzione critica nel mondo, l’azione-riflessione. Inoltre metterli a fuoco è una condizione essenziale ma non sufficiente al loro superamento che, invece, richiede l’impegno in direzione dell’inedito-possibile. La paura della libertà costituisce il volto socio-soggettivo della situazione-limite: si avverte a livello soggettivo ma ha origine ed è espressione di dinamiche sociali. In particolare, Freire nomina “paura della libertà” il sentimento che gli oppressi e le oppresse sperimentano di fronte alla necessità di sostituire la propria autonomia e responsabilità al vuoto generato con l’espulsione dell’ombra introiettata dell’oppressore. La paura può condurre gli oppressi tanto a pretendere di diventare oppressori quanto a permanere nella condizione di oppressione. La pratica del Teatro dell’Oppresso e specificatamente la tecnica dell’Arcobaleno del Desiderio rivela la paura della libertà tutte le volte che i protagonisti-oppressi, pur avendo la possibilità di compiere delle azioni teatrali per uscire da una situazione di oppressione di cui soffrono le conseguenze, vi rimangono immobilizzati. Boal attribuisce questa autolimitazione socialmente indotta, che porta a non camminare pur avendo i piedi, a non guardare pur avendo gli occhi, a non afferrare nulla pur avendo le mani, sia al vincolo emotivo che lega l’oppresso a chi esercita l’oppressione, sia alla mancanza di un’immagine in relazione all’inedito-possibile. Esso, infatti, proprio perché è inedito, cioè non ancora vissuto o conosciuto, non è chiaramente identificabile. Allo stesso tempo, è possibile perché la realtà non è un dato statico ma storico e pertanto può essere cambiata, inoltre l’essere umano è un essere progettuale e la sua vocazione è essere di più. Dunque, coloro che pensano in maniera utopica sanno che l’inedito-possibile può essere realizzato attraverso la prassi liberatrice, nutrita di azione-riflessione dialogica.

In particolare queste tre categorie sono state utilizzate come lenti rispetto alle Analisi di Congiuntura elaborate dai partecipanti divisi in gruppi su base regionale o interregionale, a partire da un articolato processo di ricerca nei territori, portato avanti nei mesi precedenti al Laboratorio. Con il termine “Analisi di Congiuntura” in America Latina si indica una riflessione critica sul contesto politico-sociale, volta a decifrare equilibri esistenti, prospettive di cambiamento e lotta. La parola “analisi” indica che non si tratta di una semplice descrizione di fatti, ma di un’interpretazione, fondata non solo su un’accurata osservazione della realtà ma anche sulla comprensione soggettiva di coloro che sono impegnati nell’analisi (percezioni, vissuti, esperienze, conoscenze tacite). La parola “congiuntura” è più difficile da definire perché ha a che fare con una temporalità che non si può determinare nettamente. In questo senso, è compito dell’analisi stessa individuare i momenti-discrimine che permettono di circoscrivere “la fase attuale” – oggetto dell’analisi – che va sempre posta in relazione al passato recente e al futuro prossimo. La congiuntura è sempre in relazione a dinamiche sociali, economiche e politiche strutturali ma, mentre queste cambiano lentamente o anche molto lentamente, la congiuntura presenta rilevanti possibilità trasformative. In questo senso l’Analisi di Congiuntura parte dal presupposto che non tutto è già dato e aiuta a immaginare il cambiamento. Mira alla formulazione di giudizi complessi e alla ricerca di alternative. Implicitamente esprime il rifiuto ad aderire in modo acritico allo status quo. In America Latina, l’Analisi di Congiuntura è uno strumento molto usato dai movimenti sociali e dagli/dalle intellettuali militanti. Di solito, ogni grande raduno inizia con un’Analisi di Congiuntura. Quindi, durante il Laboratorio Politico abbiamo deciso di ricorrere a questa pratica ispirandoci all’uso che ne fanno i movimenti sociali latinoamericani. In particolare le nostre Analisi di Congiuntura si sono incentrate sulla politica dal basso e hanno consapevolmente preso il punto di vista dei gruppi subalterni.

Le categorie di situazione-limite, paura della libertà e inedito possibile, dopo essere state sostanziate attraverso le Analisi di Congiuntura elaborate dai partecipanti, sono state ulteriormente esplorate con l’utilizzo della tecnica del Teatro-Immagine. Il passaggio dal testo all’immagine comporta una modificazione importante, che però non va interpretata come un impoverimento ma come la traslazione a un altro linguaggio, che permette l’emergere di nuovi significati. Il Laboratorio, infatti, si è configurato come una ricerca comune profonda e intensiva, nella quale il risultato di ogni attività si è continuamente trasformato nella tappa di un processo, suscettibile pertanto di innovazione, arricchimento e trasformazione, a partire dai contributi delle altre e degli altri. Le intuizioni hanno generato risonanze, attraversato corpi, parole, immagini e interpretazioni, in un percorso nel quale è divenuto realmente impossibile distinguere apporti propri e altrui. Un processo di questo tipo presuppone generosità, fiducia in se stessi e negli altri, passione per la realtà; inoltre, offre l’opportunità di partecipare a una creazione collettiva, imparando a esprimere dissidenze, a confliggere in modo costruttivo, a mettere in comune le proprie capacità ed esperienze, a trovare parole per i guadagni collettivi.

Attraverso il Teatro-Immagine ciascun partecipante ha avuto la possibilità di costruire delle immagini a partire dalla rilettura delle Analisi di Congiuntura alla luce delle categorie freiriane, scolpendo i corpi dei propri compagni e il proprio all’interno di gruppi di tre o quattro componenti. Quindi, in assemblea ciascun gruppo ha proposto un’unica immagine, che potesse rendere in modo ricco e completo il processo di sperimentazione. La socializzazione delle immagini ha mostrato una sostanziale coincidenza rispetto a due elementi di problematicità: la frammentazione della politica dal basso e una nociva conflittualità interna a spese degli ultimi. Rispetto a questa condizione attuale, l’inedito-possibile è stato descritto come unità nella diversità.

Il lavoro è proseguito attraverso il Teatro-Legislativo, una tecnica messa a punto da Boal nel periodo in cui è stato “vereador” (consigliere di opposizione, del Partido dos Trabalhadores) nel comune di Rio de Janeiro (1993-1996), con l’intento di accorciare le distanze tra la popolazione e le istituzioni, creando esperienze di democrazia transitiva, a cavallo tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Il Teatro-Legislativo, infatti, è nato come strumento per elaborare proposte di legge a partire dalle esigenze vitali delle persone e dei gruppi sociali in genere emarginati e trascurati dal potere. In realtà, tuttavia, si presta ad applicazioni molteplici e in diversi ambiti, quando si tratta di trovare vie praticabili a desideri condivisi che altrimenti rischierebbero di non avere presa sulla realtà. In particolare, il nostro proposito era quello di elaborare, attraverso il Teatro-Legislativo, un “Manifesto della Politica dal Basso”. Data la ricchezza del percorso in cui siamo stati coinvolti e la quantità di materiali e riflessioni emerse, abbiamo deciso insieme di rimandare questo risultato. Tornati nei nostri territori e nelle nostre realtà, ci siamo impegnati a condividere gli esiti del lavoro fin qui realizzato, sondarne la validità ed esplorarne possibilità ulteriori. La conclusione, lucida, condivisa e aperta del Laboratorio costituisce quindi una nuova partenza! Dopo il processo di moltiplicazione nelle diverse realtà locali, il Laboratorio Politico si ritroverà l’11 e il 12 maggio 2019 per continuare la ricerca sulla politica dal basso. Per informazioni scrivere a: seminariopolitico2018@gmail.com.

 

Note

 

[1]  È composto da Mariateresa Muraca, Maria Paola Rottino, Maria Grazia Ruggieri, Vincenzo D’Andrea, Roberto Mazzini.