Avere cura del bimboleone e di tutti gli altri bambini

Tra le righe, rubrica di Monica Tappa

 

Potentissimo, struggente, scortica con delicatezza gli strati superficiali della percezione e affonda, affonda, affonda lì, dove si addensa l’essenza, il nucleo, il cuore, lo slancio vitale, il proprio personalissimo codice esistenziale “Il bimboleone e altri bambini” di Gabriele Clima, illustrato Giacomo A. Modica, pubblicato da Edizioni Corsare. Presentato ad aprile durante la Bologna Children’s Bookfair 2019 viene considerato da molti esperti, formatori e appassionati “IL” libro di questa edizione.

Quanti sono i bambini del mondo? Tanti, tantissimi, e tutti diversi… C’è il bimbogatto, un po’ selvatico e un po’ coccolone. A volte ti regala un sorriso, a volte ti dà una zampata. Per far felice un bimbogatto devi fargli capire che, ogni volta che vuole, può avvicinarsi e farti le fusa. C’è il bimbopesce, che non parla quasi mai. “Ma che cos’ha?” si chiede sua mamma. “È diverso dagli altri?”. Ma il bimbopesce è solo un pesciolino in cerca del mare. C’è il bimbozanzara, zzzz… zzzz…, che tormento! Ti gira intorno, sul naso, sugli occhi, dentro le orecchie. C’è il bimboleone, che morde e ruggisce…

Gli albi illustrati sono strumenti potenti e vivono di equilibri fragili. Alcuni (molti) strizzano l’occhio all’adulto, alle sue insicurezze, alla sua pigrizia, e nascondono (nemmeno poi tanto) tra le righe un intento didascalico o moraleggiante: sono quegli albi che vogliono spiegare qualcosa al bambino, nei modi e nei tempi che piacciono agli adulti, con quel tono fintamente giocoso, a volte francamente irritante, tipico di chi vuole mandare esattamente uno specifico messaggio, ma vorrebbe che non si capisse. Altri cavalcano l’onda del momento, perché funzionano, gli albi illustrati, si vendono, e allora via, come se per realizzare questa alchimia e questo equilibrio fragile bastasse unire parole e immagini. Ma basta soffermarsi un attimo e si vede, si sente che sono sgraziati.
Poi ci sono albi come questo. Praticamente perfetti nel loro equilibrio di parole e immagini che si intersecano, completano, arricchiscono senza prevaricarsi mai. Vanno a braccetto, sono “voci” diverse come diversi sono tutti i bambini, colpiscono i sensi e appunto, scorticano, vanno a fondo, e compiono quell’azione maieutica del riconoscimento, dello svelamento, del portare alla luce.
Ci siamo tutti, dentro a questi ritratti, frammentati a volte, in più pagine, più nitidi e definiti, “governati” da una attitudine, da un “carattere” più forte di altri. Ci possiamo riconoscere e possiamo riconoscere figli e alunni. E siamo tutti diversi. Ognuno con la sua moltitudine più o meno chiassosa, più o meno silenziosa.
Si sfoglia questo albo e si sorride, ci si commuove, si pensa a qualcuno, o a se stessi. I bambini si riconoscono e inventano altre associazioni, altre creature meravigliose uniche e fantastiche, arricchiscono questo “animalario” cogliendone la profonda significanza. Non una classificazione, non un bugiardino di indicazioni e controindicazioni, ma scorci, sentieri, paesaggi da esplorare. Ne riconoscono lo sguardo attento, rispettoso, che non vuole ingabbiarli in una definizione, ma ne vuole liberare la potenza, facendo quasi diventare ognuno animale totem di se stesso.

Poi si arriva all’ultima pagina. L’ultima doppia pagina è quella che ti schianta definitivamente. Uno arriva lì già provato, commosso, intenerito, e mentre si porta inevitabilmente per mano il sé bambino in cui si è riconosciuto, si vede, li vede. Giacomo Agnello Modica crea una chiusa di una potenza spiazzante. Ed è lì, lì dove non ci sono parole di Clima ad accompagnare il testo che si arriva ad intuire anche la potente rivoluzione sotterranea di questo albo, creata, orchestrata da Clima stesso (e perfettamente accompagnata, in controcanto, da Modica): cambiare lo sguardo, la visione, eliminare le etichette, e nel vedere le specificità, riconoscere il valore dell’unicità.

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