Editoriale

della Comunità di Ricerca

 

Questo numero di “Educazione Aperta” ha per la nostra Comunità di Ricerca una importanza particolare. Lo apriamo con una sezione in Primopiano dedicata a Fulvio Cesare Manara, che non è stato solo tra i primi e principali animatori della nostra Comunità di Ricerca e delle rivista che ha espresso (“Educazione Democratica” prima della presente rivista), ma anche colui che ha mostrato a noi ed a tanti altri il valore della Comunità di Ricerca. “L’idea di una comunicazione non manipolativa, della creazione di una partnership di individui liberi ed eguali, lo stabilirsi di una relazione simmetrica, la reciproca esplorazione dell’altra individualità, la costruzione cooperativa delle conoscenze, intesa come impresa comune, sono le caratteristiche dominanti e significative di questo contesto e di questa proposta”, scriveva in Comunità di ricerca e iniziazione al filosofare. Sono racchiusi in queste parole i valori nei quali credeva ed ai quali ha improntato una vita intera di ricerca, che ne ha fatto uno dei maggiori studiosi italiani di Gandhi e della nonviolenza, un pensatore in dialogo con filosofi come Raimon Panikkar, un pedagogista che credeva in una scuola creativa, dialogica, centrata sulla ricerca e non sulla trasmissione del sapere.

Ricordiamo Fulvio pubblicando alcuni interventi presentati alla Giornata che l’Università di Bergamo ha voluto dedicargli il 17 febbraio 2017. Non è solo un modo per ricordarlo; è anche un viaggio suggestivo, attraverso il suo sguardo e quello dei suoi amici, dei suoi collaboratori, dei suoi discepoli, nel suo mondo intellettuale e culturale. Un percorso che va da Simone Weil a Etty Hillesum, da don Lorenzo Milani a Raimon Panikkar. Il titolo della Giornata (e del nostro Primopiano) riprende il titolo del libro più importante di Fulvio: Una forza che dà vita. Ricominciare con Gandhi in un’età di terrorismi (Unicopli, Milano 2006). Ricominciare con Gandhi, o meglio, ricominciare dal rifiuto rigoroso della violenza, e da un pensiero che tematizzi il rapporto tra violenza e menzogna, tra nonviolenza e verità. Tra i doni più preziosi di Fulvio c’è la sua concezione appassionata della filosofia come “verità dell’amore”, oltre che “amore della verità”: non una disciplina accademica, ma una attività profondamente umana, che va al centro del nostro bisogno di senso e impronta la nostra lotta quotidiana  contro i molteplici assurdi che ci assediano.

 

Nei sei mesi che ci separano dall’uscita dell’ultimo numero della nostra rivista la degenerazione morale, culturale e politica del nostro Paese ha subito una brusca accelerazione con l’ascesa al governo di forze apertamente xenofobe. Con profonda tristezza abbiamo dovuto assistere ad un governo che, ignorando le leggi internazionali e la stessa Costituzione italiana, ha compiuto il gesto profondamente incivile di chiudere i porti per negare l’approdo a persone duramente provate da un viaggio terribile, spesso mortale, per ottenere il riconoscimento della propria umanità in quella Europa che per molti è ancora, nonostante tutto, la terra del diritto. Un riconoscimento di umanità negato da un Paese nel quale il razzismo si diffonde ogni giorno di più. L’Italia che abbiamo oggi è un luogo nel quale avere la pelle scura può significare essere ammazzati in strada, come è accaduto ai senegalesi Samb Modou e Diop Mor, uccisi a Firenze dal militante di CasaPound Gianluca Casseri nel 2011, come è accaduto a Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano ucciso a botte da un ultrà fascista che al processo ha patteggiato quattro anni di carcere convertiti in arresti domiciliari, come è accaduto al senegalese Idy Diene, ucciso a Firenze sul ponte Vespucci il 5 marzo di quest’anno, e come solo per fortuna non è accaduto agli stranieri usati come bersagli a Macerata il 3 febbraio da Luca Traini, terrorista neofascista già candidato alle elezioni con la Lega Nord.

È il risultato di una grave deriva cognitiva, prima che morale. L’Italia è penultima in Europa per numero di laureati e ha una percentuale altissima di analfabeti funzionali; è stato facile far passare una narrazione della realtà ipersemplificata, secondo la quale esiste una invasione di immigrati (i dati reali dicono tutt’altro) che è la principale se non unica causa di tutti i problemi nazionali. Mentre il principale problema è proprio la diffusa ignoranza, la rozzezza sociale e civile che sta deformando il volto del nostro Paese.
Che fare? Continuare in ciò che era giusto, per dirla con Alex Langer. Affinché ciò che era giusto continui ad essere giusto anche domani.