Ribaltamente
Laboratori di formazione interculturale

di Sonia Marzullo

 

RibaltaMente è un’associazione che nasce nel 2015 dall’idea di due antropologi, Giulia Cerri e Gianmarco Grugnetti, che si conoscono durante il periodo degli studi universitari alla Bicocca di Milano al corso di scienze antropologiche ed etnologiche, e proprio da quelle aule cominciano a riflettere sulle possibilità e le modalità per trasferire il sapere acquisito fuori dall’Accademia.

Un tipo di sapere, quello antropologico, che rifiuta ogni definizione statica, ogni immobilità forzata, ogni gabbia e confinamento, e che quindi chiede di “invadere” gli spazi, di aprire varchi in luoghi e ambienti tradizionalmente chiusi, di creare crepe in oggetti mentali che siamo abituati a considerare infrangibili. Consideriamo infatti l’antropologia come uno strumento con il quale viaggiare più che un percorso già compiuto, un mezzo che ci spinga ad interrogarci su alcuni concetti che per consuetudine tendiamo a considerare come “dati”, “naturali”, dunque rigidi ed immutabili; infine, essa può divenire un potente mezzo di decolonizzazione delle istituzioni, allenare la società tutta ad un tipo di mentalità che sappia affacciarsi sul “possibile”, sull’interpretazione e la relativizzazione, anziché al ripiegamento su un pensiero binario.

La sfida non è semplice, dal momento che in Italia, e non solo, sembra non esserci spazio per il riconoscimento di una figura importante come quella dell’antropologo, figura che potrebbe invece svolgere un ruolo chiave all’interno dei processi di comprensione di una società sempre più ibrida, meticcia e sfuggente ad ogni definizione identitaria che non sia estremamente complessa. Come incidere dunque sull’esistente, come intervenire in modo pratico sulla realtà se non si ha la possibilità di vedersi legittimati professionalmente?

La risposta che Giulia e Gianmarco si sono dati è questa: creando collaborazioni con figure professionalmente più legittimate a livello istituzionale (insegnanti, educatori), si può tentare proprio “un’invasione di campo” all’interno di quegli spazi istituzionali, di quei corpi sociali disciplinanti, che tendono a volersi riprodurre in forme che forse possono in parte essere ripensate e rimodellate, allargandone il perimetro. Per questo, il campo di lavoro privilegiato da RibaltaMente è la scuola, fondamentale spazio di diffusione e trasmissione di saperi, di pluralità, di relazioni.

In questi tre anni l’associazione si è ampliata, ha preso parte a convegni organizzati dalla SIAA e da ANPIA[1], ed ha collaborato con molte scuole (primaria, secondaria di primo e secondo grado), operando soprattutto sul territorio di Milano ed occasionalmente con istituti di altre regioni italiane; dal prossimo autunno comincerà ad essere operativa anche una nuova sezione di RibaltaMente con sede a Torino, che si occuperà di lavorare sul territorio piemontese. Alcuni laboratori e specifiche formazioni sono poi indirizzate anche a docenti, educatori ed operatori sociali, che hanno così la possibilità di approfondire le tematiche dell’intercultura, dell’educazione civica e dell’inclusione socio-culturale attraverso gli strumenti che mette a disposizione l’antropologia.

Le attività all’interno delle aule scolastiche si compongono di laboratori (“Astronauti sulla terra!”, “Feed your mind! Laboratorio di pensiero riflessivo”, “Artisti senza frontiere”,    “Noi non siamo alberi. Identità, tradizione e radici culturali”…) e workshop che si presentano come uno strumento di arricchimento diverso dalla lezione frontale, attraverso i quali abbiamo di volta in volta occasione di dibattere attorno a questioni centrali per l’antropologia, quali l’analisi (e la decostruzione) della dicotomia natura/cultura, identità/alterità, il pluralismo culturale, le connessioni relativismo/prospettivismo, e la divulgazione di strumenti epistemologici quali le somiglianze di famiglia e la descrizione densa. Per mezzo di questi concetti chiave cerchiamo di allargare la prospettiva, “il campo dei possibile”: si arriva così a discutere di genere ed orientamento sessuale, di migrazioni, di “famiglie plurali” con un bagaglio di strumenti metodologici ed interpretativi che possono aiutare ad accogliere nuove prospettive, a posizionarsi in maniera meno pigra e normata, a “decentrarsi”, rispetto alle tematiche proposte.

Nel presentare i nostri laboratori amiamo parlare di “antropologia educativa”: non si tratta di seguire il campo di studi della già prolifera antropologia dell’educazione, che si occupa dei diversi approcci educativi riscontrabili nei vari contesti umani, ma di portare avanti l’idea di un uso pedagogico della disciplina, che serva ad educare le persone ad un modello di pensiero interculturale. Occorre dare vita a quello che Matilde Callari Galli definisce “spazio di incontro” (Callari Galli 1996), creare di volta in volta delle piccole comunità tese al dialogo e alla reciprocità, in grado di superare il concetto abusato di “multiculturalismo” per affacciarsi ad uno spazio nuovo, in cui l’Altro siamo sempre anche noi.

Per Francesco Remotti,  “‘de-cidere,  l’identità è un ‘re-cidere, le connessioni” (Remotti 2001); quello che noi, nel nostro piccolo, vorremmo continuare a fare è creare connessioni, “ribaltare” appunto quel tipo di mentalità che ci vorrebbe fissati entro un’identità già data e immutabile e aprire il contesto scolastico, e non solo, alla complessità e all’ibridazione di una società complessa ed in divenire: questo incontro è per noi un reale momento di “conoscenza”, poiché ad incontrarsi e scontrarsi non sono le culture, ma le singole persone. Pensare alle culture come a dati assoluti ci fa compiere un’azione reificante e fossilizzante, che rischia di dar vita a nuovi razzismi.

È proprio in virtù di questo dialogo, che si sforza continuamente di superare un certo etnocentrismo insito nelle nostre pratiche, che ci sentiamo di considerare (forse utopicamente, ma perché no?) l’antropologia come un imprescindibile e potente strumento di pace.

 

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Riferimenti bibliografici

Callari Galli M. (1996), Lo spazio dell’incontro. Percorsi nella complessità, Meltemi, Roma.

Remotti F. (2001), Contro l’identità, Laterza, Bari.

Note

[1] La SIAA è la Società Italiana di Antropologia Applicata; ANPIA è l’Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia.

 

Sonia Marzullo Nata nel 1987 in Toscana, si è laureata in Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università di Bologna. Dopo molti anni in Francia, adesso vive a Torino, dove lavora come insegnante di lettere. Collabora con Ribaltamente, associazione che si occupa di portare l’antropologia nelle scuole.