Editoriale

della Comunità di Ricerca


 

In una società caratterizzata dal prevalere brutale degli interessi economici, che plasmano attraverso un maestoso e quasi infallibile apparato propagandistico e mediatico i bisogni dei singoli spingendoli verso il consumo compulsivo e il divertissement, le pratiche educative – quelle autentiche, s’intende – hanno sempre un valore di resistenza, di difesa dell’umano contro le tendenze disumanizzanti, di rivendicazione del carattere multidimensionale, complesso della persona contro la riduzione ad una sola dimensione denunciata nel secolo scorso da Marcuse. Vi sono poi luoghi nei quali la disumanizzazione si manifesta in forme particolarmente crude, perché alle dinamiche del consumismo si associa l’esclusione dovuta alla povertà ed al sottosviluppo, condizioni che vengono vissute senza la dignità ancora possibile nelle società precapitaliste. Sono le periferie, i margini dell’impero consumistico, le zone di frontiera nei quali il sogno del benessere si rovescia nell’incubo della criminalità, della droga, della violenza quotidiana. In questi luoghi il valore di resistenza dell’educazione è massimo. Tentare l’impresa sempre rischiosa, sempre esposta al fallimento, dell’educazione significa qui lottare a mani nude contro un sistema che segue le logiche dell’esclusione, della selezione invece di quelle della solidarietà e della comunità. Scampia è uno di questi luoghi: e in questo numero, con la guida di Paolo Vittoria e Davide Cerullo, cerchiamo di documentare le pratiche di resistenza educativa in un quartiere che è diventato ormai l’emblema stesso di un’Italia abbandonata alle forze criminali.
Nella citazione che abbiamo scelto per la copertina di questo numero Aldo Capitini parla del valore delle periferie, dei piccoli paesi, dei borghi semi-abbandonati. Nella sua visione, la democrazia è un cerchio che sempre torna ad aprirsi per accogliere chi ne resta escluso; di qui la centralità della periferia, per così dire. La sua domanda –“Ci si è messi lí e dal di dentro si sono raccolte e stimolate tutte le energie potenziali di tutti gli animi?”– contiene un programma politico-pedagogico. Il lavoro del Gridas (Gruppo per il Risveglio dal Sonno) di Scampia è un esempio di come sia possibile, pur tra mille difficoltà, portare avanti oggi questo lavoro, da cui ben più che dalle penose beghe partitiche dipende il futuro della nostra democrazia.

Lo scorso anno è stato dedicato dall’Unesco alla memoria di Lejzer Zamenhof, a cento anni dalla nascita (in Italia con una mostra presso la Biblioteca della Camera dei Deputati). All’iniziatore dell’esperanto è dedicato il saggio di apertura della sezione Esperienze e Studi: Antonio Vigilante si sofferma sull’homaranismo, la concezione con la quale Zamenhof tentava nel campo culturale la stessa operazione compiuta in quello linguistico con la creazione dell’esperanto: cercare una comune grammatica etico-religiosa che consenta ai popoli di superare i conflitti e di stabilire una base comune di intesa. Ad un altro grande del Novecento, Janusz Korczak, è dedicato lo studio seguente di Silvia Frontino, mentre con il saggio sul progetto Matrioske torniamo alla periferia di Napoli, questa volta con un’esperienza dei Maestri di Strada. Concludono la sezione una riflessione di Claudia Secci sul valore del cinema nell’educazione degli adulti e una proposta di Fabrizio Gambassi, che adatta la Maieutica Reciproca di Danilo Dolci alle esigenze della didattica dell’Italiano, parlando di circoli ermeneutici.

Nella sezione Blog parliamo di scuola, con una replica di Paolo Fasce al recente Appello per la scuola pubblica, un resoconto di Tiziano Gorini della sua esperienza con la metodologia del Debate (che risponde all’articolo critico di Antonio Vigilante pubblicato nell’ultimo numero) e due interventi che riguardano la qualità delle relazioni, uno di una docente (Caterina Melli) e uno di Renato Palma, psicoterapeuta teorico della democrazia affettiva che da questo numero entra a far parte della nostra Comunità di Ricerca. Concludono la sezione le recensioni, a cura di Monica Tappa e Mara Mundi.

Desideriamo in conclusione segnalare l’uscita del libro Alternativa nella scuola pubblica. Quindici tesi  in dialogo di Fabrizio Gambassi e Antonio Vigilante, della nostra Comunità di Ricerca. Si tratta di un tentativo, aperto al contributo di docenti, studenti e genitori, di pensare una scuola alternativa tanto alla cosiddetta “Buona scuola” ministeriale quanto alla scuola tradizionale, con la centralità della lezione frontale e la rigidità relazionale. Nella linea di Capitini, Dolci e Freire, la proposta di Gambassi e Vigilante è centrata sull’esperienza del dialogo come via per praticare una relazione autentica e formare ad una democrazia non solo formale. Secondo lo spirito che anima la nostra rivista, il libro è rilasciato con licenza Creative Commons e può essere letto liberamente nel sito www.alternativascuola.it
Esce il 4 aprile, per un fortunato caso nella ricorrenza del cinquantennale dalla morte di Martin Luther King, anche il volume di Gabriella Falcicchio, Profeti scomodi, cattivi maestri. Educare con e per la nonviolenza, edito dalla casa editrice molfettese La Meridiana. Il testo raccoglie gli articoli scritti su Azione Nonviolenta dal 2010 al 2017 su nonviolenza, educazione e stili di vita, costruendo un percorso unificato anche nell’eterogeneità degli argomenti e corredato di box che tracciano le biografie dei padri della nonviolenza e che riportano alcuni testi significativi, a cura di A. Vigilante, D. Taurino e A. De Benedittis.

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