Le stelle dentro la polvere

di Monica Tappa

 

Riesce a lasciare senza fiato La prima cosa fu l’odore del ferro scritto e illustrato da Sonia MariaLuce Possentini, pubblicato da Rrose Sélavy Editore ed è, decisamente, uno di quei testi che dovrebbero arrivare diretti nei banchi di scuola ed essere letti, assaporati, ascoltati in silenzio, per coglierne tutte le sfumature e tutta la potente bellezza, quella che nasce dal sudore, dalla fatica, dal coraggio, dalla determinazione. Il Premio Andersen 2017 come migliore illustratrice racconta una sua esperienza. Uno stralcio di vita. Tre anni in fonderia. In un testo asciutto, affilato come un bisturi, denso e pastoso come la polvere che si accumula nei vetri delle fabbriche la Possentini racconta. Racconta e si mette a nudo, con la generosità che sempre sorprende ed emoziona anche chi ha il privilegio di ascoltarla dal vivo, le giornate passate “accartocciata e sottile senza far rumore. Curva nelle stanze umide dell’officina. Lavoravo otto ore. Cinque giorni alla settimana. Come tutta la classe operaia. Timbravo all’entrata. Timbravo all’uscita. Ritmi lenti. Uguali”. A fare la differenza la sua ricerca, la sua essenza: “cercavo la bellezza. Scintille di ferro come stelle dentro la polvere. Chiamavo a raccolta la forza”.
“Si nutre di ferro e di corpi di uomini”, la fonderia. E la Possentini ci entra “per fame e per voglia di capire”. Eccoli i pilastri, ecco la dicotomia, ecco la forza di questo racconto. “Vivere o sopravvivere?” Ed ecco il messaggio che può arrivare ai giovani, a quelli abituati ad avere tutto subito, a quelli confusi, incapaci di porsi un obiettivo, delusi o dubbiosi, sul fatto di potercela fare.
Ci vuole tempo. Ci vuole sacrificio. Sporcarsi le mani cercando e riuscendo a non infangare i pensieri e i sogni, questo insegna la Possentini, senza voler insegnare nulla. Questo no, non è un libro nato per soddisfare richieste, per dare risposte, per raccontare come piace agli adulti temi e argomenti che attraversano i giovani, questa è una voce sola. Che si erge e racconta, di sé. E nel farlo la sua storia si allarga, prende fiato, prende corpo, si espande, diventa una voce che si eleva, che come in un coro greco racconta la storia dell’umanità che insegue i sogni e non cede alla polvere. C’è tantissima poesia in quelle righe aguzze, taglienti, arroventate. Così come ci sono lame di luce gialla che vengono a rompere i toni pastosi e ferrosi delle illustrazioni. Che forma ha la luce? Che voce ha il silenzio? Sono gli incontri che fanno la differenza, spesso. Quelli che abbiamo la fortuna di avere in casa, come la nonna che le ripete “impara a fare tutto, anche quello che è brutto” e la nutre di sogni con fiabe inventate o recuperate dalla memoria, come coccole di parole, vere e forti, o quelli casuali, che a volte hanno occhi liquidi e una coda. “La sua coda si mosse lenta. La sua coda era la sua voce. Iniziai a capire il silenzio”. Sono il coraggio, la determinazione, l’amore e il proteggere i sogni sudandoci dentro che fanno la differenza. Solo così può accadere di sentire che “tutto il mondo, il nostro mondo, ritornava al suo posto”.

S. M. Possentini, La prima cosa fu l’odore del ferro, Rrose Sélavy Editore, Tolentino (MC) 2018.

 

Monica Tappa Giornalista professionista, attualmente vive in un borgo in sasso dell’Appennino modenese, ai margini di un bosco, collabora con la Gazzetta di Modena, in particolare per la realizzazione dell’inserto settimanale Zero14, dedicato al mondo dell’infanzia, e cerca di condividere bellezza anche organizzando incontri, laboratori e corsi con autori, formatori, educatori.